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Franco Pullara


Cinzia Castagna: Se non riesci a parole fai parlare la tua Arte
Terza Pagina

Cinzia Castagna: Se non riesci a parole fai parlare la tua Arte

Giuseppe Maurizio Piscopo

Cinzia Castagna è nata ad Asti nel 1984 ma risiede da oltre 20 anni nella città dei mosaici. E’ stata una brillante speaker alla radio con una viscerale passione per la musica degli anni 70/80. Di quegli anni respira l’aria della creatività e dell’arte. E’ appassionata di fotografia conosce i segreti delle foto CinziaCastagna2di scena ed è incuriosita di fare il fotografo in un set erotico d’Autore. Tra musica e fotografia , tanti sogni e una laurea in psicologia. In questa intervista la bella fotografa Cinzia Castagna racconta la sua esperienza.

 

Come era  Cinzia da bambina?

Stando ai racconti dei genitori..Una bimba molto vivace, sorridente parecchio monella…

 Che ricordo hai della scuola, dei tuoi insegnanti?

Riservo un ottimo ricordo delle scuole medie…poiché, da tutt’altro che un’eccellenza, credo sia stato l’unico grado d’istruzione in cui, personalmente, è stato valutato , quel qualcosa che, durante la mia carriera scolastica, è stato il mio punto di forza: l’impegno! Ho sempre avuto tanti interessi, adoro leggere, mi piace scrivere…..e tanto altro… a scuola ho conosciuto le “alte vette” ma, ahimè, anche quelle basse ……la fortuna delle medie è stato un corpo docente valido….( la scuola media Capuana di Piazza Armerina che io, e tanti altri coetanei, abbiamo avuto la fortuna di frequentare nei suoi “tempi d’oro” alle porte del nuovo millennio dal tardo 95 ai primi del 98)….perseveranza, impegno e costanza….sono state le cose che ho imparato meglio e che, credo, abbiano piacevolmente forgiato il mio modo di essere (se mi metto in testo una cosa e so che posso raggiungerla, in un modo o nell’altro ci  riesco. I risultati possono non essere quelli sperati ma, ce la faccio)…..nonostante in quel periodo non andassi molto d’accordo con i numeri, furono le cose che un bravissimo professore di matematica ci insegnò al meglio…..e che, personalmente, mi aiutarono negli anni successivi al liceo, sapendo benissimo quali erano i mie punti deboli e di forza…come ogni studente nella norma, marciai cadendo e rialzandomi, alternando momenti di grinta e forte demotivazione. I miei voti oscillavano dall’8 al 2 (passando per tutti i numerini che stanno in mezzo)…ho avuto quello che meritavo, senza aiuti! Nei momenti in cui studiavo meno, ne pagavo le conseguenze in prima persona perché, a non studiare, o a CinziaCastagna1studiare poco, ero io…e basta!!! Insomma in quegli anni sono cresciuta…e parecchio…..non solo scolasticamente! Mi piace vederla così. Nota positiva, in prossimità del diploma avevo le idee chiare su cosa fare dopo….. e, anche se con qualche anno di ritardo, sono arrivata fino in fondo…volevo fare psicologia e così fu. Ed è quella tenacia e costanza di cui parlavo in principio che ho dedicato la prima pagina della mia tesi di laurea!

Chi è una donna fotografo alle soglie del terzo millennio?

Una donna libera di esprimersi e di vivere. Una donna che è capace di sognare e di far sognare, che prende iniziative e che così come cerco di fare io, una donna che attraverso una foto trova o cerca di trovare il proprio spazio, il proprio “io esisto”! Insomma una donna libera!Una donna che ha voglia di raccontare, raccontarsi e sperimentare emozioni sempre diverse e stimolanti!

Che cos’è per te la musica?

Usando terminologie tipiche Freudiane, influenzata dai miei studi psicologici, dico che la musica è un buon tranfert. La nostra vita è musica. Ogni momento di essa è segnato da una o un insieme di note

che riascoltandole, anche a distanza di anni, ricreano quel momento non trascurando i dettagli (stati emotivi, persone, profumi). Per ben 5 anni ho calcato i microfoni di un’emittente locale ed è stata, in 33 anni, una delle esperienze piu belle. Ho avuto la possibilità di poter parlare della mia musica. Posso dire di essere cresciuta a pane e musica. Classe 1984 non posso di sicuro parlare dei mitici “eighty” come oggi ne parlerebbe  un 50’enne che aspettava di uscire da scuola per correre a casa a vedere Deejay television ma, attraverso due genitori,all’epoca, quasi 30’enni ne ho respirato l’aria la creatività e l’arte. Si ascoltava tanta musica a casa. Lunghi viaggi in macchina a suon di Queen, Pink Floyd, Genesis e fiumi di musica Italiana. Giusto per citare qualche piccolo flash relativo a quegli anni…

 Che cosa rappresenta per te la radio?

A prescindere dal mezzo in se, un sogno che si è avverato! Attraverso quei microfoni, che possono darti o meno notorietà, ho potuto parlare della mia musica, e cioè, una delle cose che dà sapore alla mia vita!

Cosa è successo nella tua vita quando hai compiuto 25 anni?

H e he…che domanda!!! Mi limito a rispondere che ho preso consapevolezza riguardo ad alcune cose che, fino a poco tempo prima, non accettavo e che oggi, vedo come parte integrante di me e della mia persona!

 Sei nata ad Asti ma da genitori siciliani. Ti senti più piemontese o siciliana?

Assolutamente siciliana. Di nordico, forse, ho alcune caratteristiche fisiche che, mio malgrado, non incarnano il concetto “morbido” di donna tipicamente meridionale ma, va bene così!

 Qual è il potere di una foto?

Far viaggiare la creatività. Attraverso essa è possibile costruire la propria realtà e il proprio modo di vedere le cose!

SFotodiscenaCinziaCastagna4volgendo una piccola ricerca ho scoperto che ti sei occupata di fotografia di scena: ne  vogliamo parlare? Al riguardo a questa cosa, hai qualche progetto o qualcosa in particolare che ti incuriosisce fare?

Gia nel 2013, agli sgoccioli della mia esperienza radiofonica, tra un’uscita fotografica e l’altra, maturavo il desiderio di fotografare emozioni, volti, occhi, realtà fisiche umane. Non ho mai capito da cosa provenisse questo desiderio. Tramite un caro amico, mi ritrovo catapultata sul set del film “Quel cappotto che non ti ho comprato” del regista e attore Ennese Gaetano Libertino. E da lì, pur non essendo un fotografo di scena per mestiere, fu un susseguirsi di eventi piacevoli riguardanti la fotografia. qualche esempio: “Redenzione” di Giuseppe Campagna, “Nato a Xibet” di Rosario Neri ed altro…

La fotografia di scena in generale è un ambito che mi piace molto. Una cosa che mi incuriosisce e fare da fotografo di scena su un set erotico d’autore. Diversi registi e autori di cinema in generale, italiani e d’oltre oceano, hanno provato a mettere su pellicola sfaccettature della sessualità, con risultati molto variabili. In Italia si cerca da sempre di rompere quei bigotti costrutti ed eccessi di chiusura ma, la tendenza è quella di rimanere fermi nella zona confort cosparsa di falso buonismo avente come conseguenza la censura!Per quanto censurabile possa essere, l’erotico è comunque un genere cinematografico che bisogna conoscere. Spesso nel mirino della critica l’erotico potrebbe essere un buon indicatore della bravura di un regista. Non è semplice dare voce alla sessualità e all’energia dell’erotismo. La linea di confine tra erotico e porno e’ veramente sottile e trascendere nella volgarità è facile. Tutto dipende da cosa si vuole dire, sia esso un film che una foto. Insomma mi divertirei a immortalare emozioni, corpi ,movimenti concentrandomi più sull’eros, sull’energia che trasporta i corpi, che sui corpi in se. Non è semplice ma mi incuriosisce!

Che cos’è la saggezza per un fotografo ?

Saper consapevolmente unire cuore ed obiettivo.

 Perché sono scomparsi gli studi fotografici di paese con la loro memoria storica?

Quello che è scomparso, forse, è lo studio fotografico come ideale. Ha solo preso altre forme. L’avvento del digitale ha donato un’ondata di progresso ed innovazione anche nel campo della fotografia,tralasciando quello storico romantico dedicato più ad una dimensione meccanica della fotografia (sviluppo, sala posa ecc)…

  Che cos’è veramente la libertà per un fotografo,  per una persona  giovane come te?

Fotografando si dice qualcosa, o meglio, si vuole dire qualcosa. Per me vale il principio: “Se non riesci a dirlo a parole, fai parlare la tua Arte”.

 La bellezza salverà il mondo, ha scritto uno scrittore russo: Fedor Dostoweskj. E’ così…

Assolutamente si! Noi, per usare parole Aristoteliche, siamo bellezza in potenza.

Sta a noi prendere consapevolezza di ciò ed essere portavoci di bellezza!

 Ed anche una bella foto può salvare il mondo?

Più che una foto, la fotografia in quanto arte e mezzo attraverso la quale la bellezza si esprime…

Il mondo cosparso di bellezza, sarebbe sicuramente un mondo più bello…

Con la  libertà d’espressione in ogni campo…e, di sicuro, popolato da gente molto meno aggressiva.

 Che cos’è per te la bellezza, aiuta a vivere una donna o le crea più problemi?

 E’ un qualcosa che parte in primis da dentro. Se stai bene con te stesso si vede, si sente…

Di sicuro un bell’aspetto aiuta tanto nella vita, nel lavoro e nei rapporti sociali in genere.

Un buon biglietto da visita ma, chiaramente, non è tutto! Esso va esposto con responsabilità e consapevolezza, in caso contrario potrebbe diventare un’arma a doppio taglio!

 Che cos’è l’amore per te, l’hai incontrato nella tua vita?

Credo di si! L’amore è una cosa senza la quale si vivrebbe a metà!

Se ben ci pensiamo è la base della nostra vita. Persino la vita stessa inizia da un rapporto d’amore.

 Se c’è tutto è più bello. Tutto ha un altro sapore.

Non posso dire di avere avuto un unico  grande amore ma una storia importante. Questo si!

Conosco comunque molto bene le sensazioni e la variegata gamma di sintomatologie caratteristiche:il cervello che svalvola, felicità sproporzionata (anche per sciocchezze), ridere senza un motivo e tanto altro. Per anni ho cercato di tenerlo lontano perchè troppo concentrata sulla mia vita e sui miei reali desideri ma lo sogno e l’ho sempre sognato. Mi ha fatto tanto soffrire, ma tirando le somme , fa parte della vita anche questo…

 Hai mai fotografato  una scena di mafia o di dolore per il tuo lavoro?

Scene di mafia purtroppo no! Ma una scena di dolore che ricordo con molto trasporto si!

Le scene riguardanti la strage degli innocenti in “Redenzione”. Attrici molto brave ad impersonare il dolore e i bambini, il cui pianto era reale, rendevano tutto molto suggestivo. Scene ripetute più volte proprio per tranquillizzare i bimbi presenti che non capivano cosa stesse succedendo.

Qual è la foto più curiosa che hai scattato?

Mi piace molto giocare di contrasti sia al momento dello scatto che in post produzione e, inavvertitamente, immortalando una vecchia finestra, durante la post produzione uscì fuori, attraverso un gioco di ombre, un pò come l’immagine di un uomo con la testa abbassata quasi come se stesse parlando con il suo… ci siamo capiti!!! La cosa ancora più curiosa è che non fui io ad accorgermi ma una persona che l’ha vista.

Che figura!! Hahaha…


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11 marzo 2018

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Franco Pullara


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