Autore

Franco Pullara


E se provassimo a integrare anche gli italiani che vivono nel disagio…
Editoriale, Evidenza

E se provassimo a integrare anche gli italiani che vivono nel disagio…

Sono d’accordo sull’accoglienza, anzi per quanto mi riguarda il mondo appartiene a tutti e i confini non dovrebbero esistere. Da decenni mi occupo di migranti e mi piace pensare che il primo rito cattolico musulmano è stato celebrato a Favara, grazie alla grande sensibilità dei sindaci del tempo e dei favaresi, anche con il mio piccolissimo contributo. Il mondo appartiene a tutti gli uomini, compresi i cittadini italiani che vivono nel disagio.

E’ il periodo natalizio, siamo tutti più buoni e io mi sforzo di non fare eccezione. Sono andato a cercare i poveri nel quartiere Palma Oliva, nella zona a valle di Piazza Cavour fino ad arrivare a via Fonte Canali. Ho incontrato quattro bambine, una di queste è la mamma, anch’essa bambina, e tre figlie, una in braccio, una di circa tre anni e l’altra di quattro. Bellissime, capelli neri, volti sorridenti malgrado tutto, puliti. Ho buttato un’occhiata dentro la loro abitazione, le pareti sono colorate di muffa. Ho visto anche migranti vivere nelle catapecchie. Ora non so se gli extracomunitari hanno il permesso di soggiorno, se lo hanno c’è qualcosa che non va, essendo il titolo per restare nel territorio italiano condizionato ad avere un lavoro e un minimo reddito.

Le quattro bambine sono italiane e non devono dimostrare nulla. Possono restare quanto vogliono “indisturbati” nella loro povertà. Indisturbati, invisibili, come tanti altri che vivono, meglio, sopravvivono in case umide, fredde, inagibili. Non sono profughi, non sono arrivati con i barconi, ma la loro stessa condizione grida il sacrosanto diritto all’integrazione, perché al momento non lo sono. Il diritto ad essere integrati almeno nel minimo benessere. Il diritto alla casa, ad essere ascoltati, ad essere aiutati ad uscire dall’invisibilità e dall’abbondono.

Il peggiore centro di accoglienza è migliore delle loro abitazioni. Loro hanno il problema “oggi come farò a mangiare”.

Moltissimo fanno i volontari, la Chiesa, le associazioni. Noi stessi non ci risparmiamo, in particolare, nel periodo natalizio, poi arriverà l’Epifania e un po’ le luci si spegneranno sul fenomeno.

Chi non dovrebbe spegnerle è lo Stato e, nella nostra Isola, il Governo regionale con un’equa divisione delle risorse economiche per tutti, tenendo conto dei “profughi” nostrani.

 

4 dicembre 2017

Autore

Franco Pullara


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