Giovedì 31 luglio 2014 - 09:22

Favara – Non è valida la richiesta di pagamento della Tares?

Scritto Da Sop
Aggiornato: agosto 25, 2013

Foto0086La delibera del Consiglio comunale che fissa le scadenze e il numero delle rate delle Tares non è stata pubblicata nell’albo online del Comune. Questo errore potrebbe fare risultare illegittima l’attuale riscossione della nuova tassa. Ma andiamo con ordine, scendendo nei particolari della questione.      
La TARES rientra negli interventi previsti dal Decreto Salva Italia (D.lgs. n. 201/2011) e va a sostituire la TIA e la Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU).
La Tares è entrata in vigore lo scorso 1° gennaio 2013. L’avvio del pagamento delle previste 4 rate annuali è slittato prima ad Aprile 2013 e poi, con un emendamento alla Legge di stabilità, è stato rimandato a fine anno. Ora, con DL n. 35/2013 “Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali, si è disciplinato l’aspetto della determinazione delle rate e scadenze della Tares.
Nello specifico, l’art. 10 del predetto decreto legge, rubricato “Modifiche al decreto 6 luglio 2012 n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135/2012, e disposizioni in materia di versamento dei tributi locali”, al secondo comma, testualmente dispone: “Per il solo anno 2013, in materia di tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, in deroga a quanto diversamente previsto dall’art. 14 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 214/2011, operano le seguenti disposizioni:
a) la scadenza e il numero delle rate di versamento del tributo sono stabilite dal Comune con propria deliberazione adottata, anche nelle more della regolamentazione comunale del nuovo tributo, e pubblicata, anche sul sito web istituzionale, almeno trenta giorni prima della data di versamento;
b)ai fini del versamento delle prime due rate del tributo, e comunque ad eccezione dell’ultima rata dello stesso, i Comuni possono inviare ai contribuenti i modelli di pagamento precompilati già predisposti per il pagamento della Tarsu o della TIA 1 o della TIA 2, ovvero indicare le altre modalità di pagamento già in uso per gli stessi prelievi. I pagamenti di cui al periodo precedente sono scomputati ai fini della determinazione dell’ultima rata dovuta, a titolo di Tares, per l’anno 2013.
In sostanza, la predetta disposizione attribuisce al Comune la facoltà di intervenire sul numero delle rate e sulle scadenze delle stesse, limitatamente al 2013 ed in deroga al comma 35 dell’art. 14 del D.L. 201/2011, che indicava quale scadenze per il pagamento della TARES 2013 i mesi di Gennaio, Aprile, Luglio e Ottobre 2013.
E’ opportuno sottolineare che la delibera di giunta, o la delibera del consiglio comunale, organo competente in materia, doveva essere adottata entro il 30 giugno del 2013, termine ultimo per l’approvazione del bilancio di previsione, e pubblicata, entro 30 giorni dalla prima rata della TARES 2013, anche sul sito web istituzionale del Comune.
Questo è il quadro normativo.
In data 19.06.2013, il Consiglio comunale di Favara, in esecuzione della proposta di delibera consiliare, approva, con delibera n. 62, le 4 scadenze delle rate TARES 2013, fissate al 15 Luglio, 16 Agosto, 15 Settembre, 15 Dicembre.
Per inciso, già alla data del 19.06.2013, si stava violando il termine di 30 giorni, fissato dal DL 35/2013, di pubblicazione, a tutela del contribuente, sul sito web istituzionale del Comune di Favara della predetta delibera consiliare.
In data 4.07.2013, su proposta di deliberazione consiliare a modifica della precedente, per supposti impedimenti legati alle operazioni di stampa e postalizzazione da parte di Poste tributi, il Consiglio Comunale, con delibera n. 67, ridetermina le scadenze della rate TARES 2013, fissate, giustappunto, al 26 agosto, 26 settembre, 26 ottobre e 27 dicembre.
Fino a qui nulla di strano, se non fosse che la prima delibera consiliare di determinazione delle scadenze della rate TARES 2013, la n. 62 del 19.06.2013 non viene pubblicata all’Albo pretorio online; verrà pubblicata sul predetto Albo, solo il 1 agosto 2013 (anche in questo caso in violazione del termine di 30 giorni dalla prima scadenza fissato, a tutela del contribuente) la seconda delibera consiliare di modifica della prima.
Ne deriva che la prima delibera consiliare, la n. 62 del 19.06.2013, in violazione ai più elementari principi di diritto amministrativo, non essendo stata pubblicata sull’Albo pretorio, ossia non avendo dispiegato l’effetto che segue alla pubblicazione, ovvero quello della conoscenza legale dell’atto amministrativo, è inefficace; ed è altrettanto inefficace la seconda delibera di modifica, la n. 67 del 4.07.2013, perché necessariamente sorretta dalla prima.
Quindi, o il Comune, preso atto della incapacità ed incompetenza dei suoi  dirigenti competenti in tale materia, annulla in autotutela la delibera, con conseguenze catastrofiche per i cittadini, in quanto si troverebbero già in ritardo nel pagamento delle prime tre rate della TARES 2013, oppure procede alla riscossione della TARES 2013 sulla base di una atto inefficace.

Per essere ancora più precisi e puntuali.

Il legislatore, con il DL n. 35/2013, imponendo ai Comuni l’adozione di una delibera di modifica delle scadenze e rate della Tares per l’anno 2013, da pubblicarsi, a tutela del contribuente, sul sito istituzionale del medesimo entro 30 giorni dalla prima rata di versamento, ha posto dei requisiti procedimentali e di forma.
Tralasciando la prima delibera, la n. 62 del 19.06.2013, poi sostituita, nel contenuto, dalla delibera n. 67 del 4.07.2013, occorre porre l’attenzione su alcuni punti.
Andiamo con ordine.
Con la legge n. 15 del 2005 si è aggiunto, alla legge 241/1990 in materia di procedimento amministrativo, tra gli altri, l’art. 21 octies, rubricato “Annullabilità del provvedimento”, che testualmente dispone:
1. È annullabile il provvedimento amministrativo  adottato in violazione di legge o viziato da eccesso di potere o da incompetenza.
2. Non è annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.
Il provvedimento amministrativo non è comunque annullabile per mancata comunicazione dell’avvio del procedimento qualora l’amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.
Eminenti studiosi della materia sostengono che, in tal modo, il legislatore abbia inteso ricordare l’annullabilità di un provvedimento per violazione di legge, per mettere in evidenza le eccezioni a tale regola, indicate al seconda comma del predetto articolo.
In sostanza, una prima eccezione all’annullabilità di un provvedimento, per violazione di legge, è prevista quando quelle violate siano norme sul procedimento o sulla forma (ed è ciò che ci riguarda), purché il provvedimento in questione abbia natura vincolata, ovvero risulti palese che il suo contenuto non poteva essere diverso da quello in concreto adottato (ciò che non è la delibera n. 62 del 4.07.2013).

A nostro parere,  il Dl sulla Tares ha sì imposto delle regole procedimentali e di forma (“….delibera da pubblicare entro 30 giorni dalla prima rata di versamento), ma lasciando ampio margine di discrezionalità ai Comuni quanto al suo contenuto; in definitiva, la delibera n. 62 del 4.07.2013 non può considerarsi un atto vincolante, con la conseguenza che i vizi formali che l’atto presenta potrebbero comportarne l’annullabilità.
Riassumendo, la delibera n. 62 del 4.07.2013, nella considerazione che è stata pubblicata oltre il termine di 30 giorni, previsto dal DL 35/2013 a tutela del contribuente, ciò che ne determina una violazione di un requisito procedimentale e di forma, nonché la natura di atto non vincolato nel contenuto, è illegittimo ex art. 21 octies l. 241/1990, come introdotto dalla l. n. 15/2005, ed in quanto tale annullabile da un giudice amministrativo.

Ovviamente, restiamo in attesa di risposte da parte dell’amministrazione comunale, in grado di fare chiarezza e di dare serenità ai contribuenti.