Arch. Calogero Niesi
Presidente delegazione Confcommercio Favara

La lettura dell’articolo della giornalista dell’Huffington Post, Flavia Zarba, ha lasciato sgomenta la comunità favarese, ma soprattutto gli imprenditori e commercianti favaresi che, in qualità di presidente della locale delegazione di Confcommercio, rappresento.

Ci sgomenta con quanta superficialità si possa raccontare di una Favara è una città controllata dai poteri mafiosi o di una “ignoranza refrattaria al cambiamento” che non saprebbe cogliere le nuove opportunità economiche. Noi non sappiamo come si sia svolta questa “chiacchierata” con il notaio Bartoli, se a telefono, o durante qualche occasionale incontro in giro per l’Italia. Ma sicuramente non si è svolta a Favara. Perché altrimenti la giornalista Zarba avrebbe potuto conoscere il fermento creativo e produttivo dei favaresi, che dalla Farm è stato stimolato, ma che ha trovato nelle proprie motivazioni le energie per esplodere. Del resto, se il notaio Bartoli ha compiuto il “miracolo”, non si può dire che sia stato lasciato solo o non abbia trovato terreno fertile.

Mi corre l’obbligo sottolineare come tanti colleghi imprenditori hanno creduto nell’intervento del notaio e capito le profonde implicazioni, decidendo di investire e rischiare i propri soldi e le proprie energie imprenditoriali. Tutti i nuovi locali aperti, tutti gli immobili recuperati nel centro storico, hanno dietro persone, imprenditori, lavoratori, che hanno capito, creduto, investito.

Venga la dottoressa Zarbo a Favara, venga a conoscerla veramente questa città e i suoi abitanti. E dopo scriva un altro articolo, con vera cognizione di causa e libero da pregiudizi che adesso la accomunano a tanti italiani. Anche questa, se vogliamo, è ignoranza refrattaria, refrattaria alla reale conoscenza e all’abbattimento degli stereotipi.