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La formazione che serve (r)
Evidenza, FRANCAMENTE

La formazione che serve (r)

Massimiliano Urso 

Mancano meno di 48 ore e il portale riservato agli enti di formazione riaprirà. Avrà il via il matching con le candidature effettuate dagli allievi sul portale loro dedicato.
Lunedì 11 giugno non verrà ricordato solo per il perfezionamento delle domande, ma ci auguriamo che venga ricordato come la vera data di inizio di una nuova epoca della formazione professionale. Il percorso di cambiamento attuato dal presente governo, è doveroso dirlo, nei fatti ha deluso le aspettative: buone le premesse ma vanificate da un sistema informatico che, dopo circa 3 minuti, è andato in tilt. Per converso gli operatori della formazione professionale si augurano che le attività possano iniziare quanto prima. Occorrerebbe, certe volte, fermarsi e capire che gestire oggi un ente di formazione inevitabilmente diventa attività di debito: pagare gli affitti, le utenze, i contributi previdenziali ai dipendenti diventa esclusivamente un’impresa in perdita.

Giustamente un’impresa senza fine di lucro ma l’esclusiva gestione dei debiti diventa onerosa e ingiusta per chi crede fortemente in questa attività, ormai negli anni diventata esclusivamente un vuoto a perdere. Bandi pubblicati e ritirati, progettazione pagata con tanto sacrificio, organizzazione aziendale gestita con tanta professionalità e resa ogni volta vana a causa di ingerenze di vario genere hanno creato uno sconforto generale.

Chi scrive, assieme ai tanti amici, è stato uno dei primi sponsor del catalogo. Mi ricordo le serate ad analizzare le potenziali ricadute positive dell’attuazione e adozione del catalogo al fine di creare un sistema snello, di qualità e il più aderente possibile alle professionalità richieste dal mercato del lavoro. Tutto ciò oggi è realizzabile grazie alla volontà politica di cambiare rotta. Grazie a un sistema che non generi clientela ma che si affidi alla volontà del discente di partecipare a un corso professionale per implementare e valorizzare le proprie competenze e, contestualmente, per rivitalizzare un’attività ormai sinonimo esclusivamente di spreco di denaro pubblico, poiché incapace di creare lavoro. Oggi tutto questo, grazie anche al repertorio delle professioni, non dovrebbe esistere più; non è più possibile tornare indietro.

Un passo indietro significherebbe seppellire definitamente il diritto degli allievi di scegliere liberamente la qualità. Oggi, e chi lavora nel settore lo sa, è il discente al centro del sistema. Il discente diventa artefice del destino di un’ente di formazione. Se si trova bene, l’ente diventa un punto di riferimento. L’ente torna ad essere un facilitatore di inserimento lavorativo. Mi auguro che si riesca a fare sintesi e trovare in queste 48 ore le giuste soluzioni anche ai problemi tecnici che hanno mandato in tilt la piattaforma informatica. La Pubblica Amministrazione ha più volte ribadito che non si tratta di un click day speriamo, invece, che non si trasformi in un ennesimo tilt day. La colpa questa volta non sarebbe di nessuno. Sarebbe di un sistema malato e i sistemi malati creano solo precariato e incompetenza, delusione e frustrazione per tutti. Anche per la politica.


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9 giugno 2018

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