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Messa per il XXV Anniversario della Visita di San Giovanni Paolo II
FRANCAMENTE

Messa per il XXV Anniversario della Visita di San Giovanni Paolo II

Omelia di Mons. Salvatore Gristina Arcivescovo Metropolita di Catania Presidente della CESI

Fratelli e Sorelle nel Signore,

Carissimi Amici,

Su invito del Pastore di questa Chiesa agrigentina, l’arcivescovo Card. Francesco Montenegro, siamo qui riuniti per partecipare alla Santa Messa in occasione del XXV anniversario della indimenticabile visita di San Giovanni Paolo II.

Molto opportunamente il Card. Montenegro ha proposto alle Chiese di Sicilia di condividere il ricordo di quel memorabile evento. Noi, vescovi dell’Isola, abbiamo accolto subito e volentieri l’invito e qui rappresentiamo le nostre Chiese particolari per vivere uno speciale ed intenso momento di comunione ecclesiale, da cui vogliamo raccogliere abbondanti frutti e che, perciò, affidiamo alla benedizione del Signore Risorto, affinché lo vivifichi con una speciale effusione dello Spirito Santo.

gristinaLa nostra celebrazione si collega a quella del 9 maggio 1993 per tanti motivi, tra i quali evidenzio i seguenti.

Anzitutto, perché oggi avviene nuovamente quanto accaduto 25 anni orsono: il popolo santo di Dio ascolta la Parola che il Padre gli rivolge; annunzia la morte e proclama la risurrezione del suo Signore, e riceve dalla comunione al Corpo e al Sangue di Cristo il dono dello Spirito Santo.

Oggi è con noi il medesimo Cristo che era presente ieri, come lo sarà sempre in mezzo a coloro che sono riuniti nel Suo nome. Ancora una volta Egli oggi ci affida il Vangelo da annunziare e testimoniare con la fiducia che attingiamo da Lui che ci accompagna sempre e rende efficace l’umile collaborazione che generosamente anche oggi vogliamo rinnovarGli.

Inoltre, è spiritualmente presente il Papa che allora presiedeva la Celebrazione Eucaristica: Giovanni Paolo II e lo è da Santo, tale ufficialmente proclamato, da Papa Francesco in data 27 aprile 2014.

Certamente quanti ci trovavamo qui il 9 maggio 1993, ed anzitutto S. E. Monsignor Carmelo Ferraro che come vescovo di questa Chiesa accoglieva il Papa, eravamo convinti della straordinaria statura umana, spirituale e pastorale di Giovanni Paolo II. Ma è pure innegabile il fatto della speciale emozione che oggi proviamo nel poter dire a noi stessi: Dio ci visitava e ci parlava attraverso un Santo ed ecco perché i suoi gesti e la sua parola giungevano direttamente al nostro cuore. E’, quindi, motivo di gioia grande poter celebrare la Messa votiva in onore di San Giovanni Paolo II.

Ad assicurare il collegamento con la celebrazione del 9 maggio 1993 contribuisce pure il fatto di trovarci in questa suggestiva ed unica al mondo Valle dei templi ed in particolare davanti al Tempio della Concordia da cui trasse spunto Giovanni Paolo II per quel finale di Messa, fuori programma, che ci impressionò e che oggi vogliamo rilanciare.

Il lungo pontificato di Giovanni Paolo II sarà ricordato, fra l’altro, per la itineranza apostolica che lo caratterizzò e che egli realizzò anche quando le forze fisiche venivano meno.

C’era in Lui un fuoco interiore che lo sosteneva sempre per ripetere a tutti ed ovunque l’invito del 22 ottobre 1978, all’inizio del Suo ministero petrino: “Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo! Alla Sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa «cosa è dentro l’uomo». Solo Lui lo sa”.

Con riferimento esplicito a queste espressioni di Giovanni Paolo II, la colletta della Messa ci ha fatto chiedere al Padre ricco di misericordia la grazia di aprire con fiducia i nostri cuori alla grazia salvifica di Cristo, unico Redentore dell’uomo.

Giovanni Paolo II aveva davvero spalancato la sua vita a Cristo. L’incontro con Lui, come per Pietro nell’odierna pagina del Vangelo (Gv 21, 15-17), originava la risposta generosa dell’amore, un amore testimoniato in tutte le modulazioni possibili ed accennate nelle parole scritte da Paolo per gli abitanti di Tessalonica (1Ts 2, 2b-8) e da noi poc’anzi qui ascoltate.

Nel corso dell’omelia allora pronunciata, Giovanni Paolo II aveva, fra l’altro, illustrato cosa significa aprire la propria vita a Cristo: “Quando l’uomo si apre alla fede, sperimenta che l’egoismo è sostituito dall’altruismo, l’odio dall’amore, la vendetta dal perdono, la cupidigia dal servizio amorevole, e l’individualismo dalla solidarietà, la divisione della concordia – così come è chiamato questo antico tempio vicino ad Agrigento – , la violenza dalla misericordia … Quando, invece, si rifiuta il Vangelo e il suo messaggio di salvezza, s’avvia un processo di logoramento dei valori morali, che facilmente ha contraccolpi negativi sulla stessa vita sociale … La vera forza in grado di vincere queste tendenze distruttive sgorga dalla fede … Essa esige qui, nella vostra terra, una chiara riprovazione della cultura della mafia, che è una cultura di morte, profondamente disumana, antievangelica, nemica della dignità delle persone e della convivenza civile” (n. 5).

A queste parole chiare ed inequivocabili, Giovanni Paolo II aggiunse alla fine della Messa il forte e diretto monito ai responsabili, ai colpevoli di disturbare la pace e di portare sulle loro coscienze tante vittime umane, quel grido Convertitevi che, come in seguito Egli sottolineò, gli sgorgò dal cuore.

Convertitevi è il titolo della lettera che oggi noi vescovi di Sicilia consegniamo alle nostre comunità a 25 anni dall’appello di Giovanni Paolo II.

Anche questa Lettera sgorga dal cuore, dal cuore di noi vescovi, a nome dei quali desidero dirvi che, indirizzandovela, vogliamo, come Paolo, essere “amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature”.

Con Giovanni Paolo II vogliamo rinnovare l’invito “Convertitevi” nei riguardi di coloro, uomini e donne, giovani ed adulti, che continuano a violare il diritto santissimo di Dio “non uccidere” e a comportarsi calpestando la dignità, la serenità di tante persone, famiglie e comunità. Preghiamo affinché, con umiltà e coraggio, accolgano l’invito a deporre le armi della violenza, a rifuggire ogni iniquità, ad abbandonare ogni atteggiamento di illegalità e corruzione. E così la loro vita si aprirà a pensieri ed azioni di pentimento e di riprovazione del male commesso ed essi diventeranno operatori di pace nella legalità, nella giustizia e nella solidarietà.

La Lettera, oltre a rilanciare l’Appello di Giovanni Paolo II, propone piste di riflessione e di azione pastorale sulla linea di quanto da Lui detto a un gruppo di pellegrini siciliani il 22 giugno 1995: “… cari fedeli della Sicilia: voi dovete assumervi il vigoroso impegno di proseguire nello sforzo di dare alla vostra terra un volto rinnovato, degno della cultura e della civiltà cristiana che ha segnato la vostra Isola. Questo ho voluto gridare ad Agrigento”.

Vogliamo raccogliere nelle nostre Chiese il grido di Giovanni Paolo II e, quindi, intensificare la comune riflessione su quei punti che sono sviluppati nella Lettera e che qui mi limito ad accennare: la mafia è peccato, è incompatibile con il Vangelo, è perciò anche una questione ecclesiale. Queste affermazioni qualificano il nostro discorso sulla mafia e, soprattutto, vogliono indurre al recupero del senso dell’appartenenza ecclesiale e a valorizzare le antiche risorse della pietà popolare, riscoprendone lo specifico valore anche oggi.

A far comprendere il tono della Lettera potrà contribuire la lettura della sua parte finale che sarà fatta a conclusione di questa celebrazione.

Noi vescovi consegniamo fiduciosi la Lettera ai carissimi presbiteri e diaconi, come pure alle tante persone che ci collaborano lasciandosi coinvolgere nell’annunzio e nella testimonianza sul Vangelo. Confidiamo nella loro generosa operosità, affinché la Lettera sia conosciuta, accolta e valorizzata nelle comunità ecclesiali di Sicilia.

Con affetto paterno e con speciale fiducia affidiamo la Lettera ai giovani e ai ragazzi di Sicilia che vogliamo, insieme ai loro educatori, sempre più attenti a queste tematiche vitalmente connesse con la loro crescita e con il loro futuro.

La Lettera è rivolta anche “agli uomini e alle donne di buona volontà che vivono ed operano per un progresso pacifico e giusto in terra di Sicilia”.

Tra costoro amiamo includere voi, distinte Autorità, preposte alla tutela della pace e della concordia tra i cittadini, come pure alla promozione dell’autentico bene comune.

 Vi auguriamo costante impegno nel proseguimento di queste alte finalità, rispondendo così alle giuste attesa dei cittadini.

La Lettera può ricordarvi il vero scopo della presenza e dell’azione della Chiesa che non sono concorrenziali, ma in legittima e valida collaborazione con il vostro servizio.

E’ bene ricordare, anche in questo momento che tale servizio spesso – ma anche purtroppo – è stato onorato dalla gloriosa testimonianza di vostri insigni colleghi barbaramente stroncati dalla violenza mafiosa, ma vivi nella nostra grata memoria.

Affidiamo, infine, la Lettera alle persone di vita consacrata in tutte le sue forme e benemerite per attività educative e caritative, ed in particolare alle Monache di clausura. Essa non le isola, ma le rende particolarmente attente alle condizioni di vita dei fratelli e delle sorelle, presenti nel loro cuore e nella loro preghiera.

E Tu, carissimo San Giovanni Paolo II, che tanto amasti la nostra Isola, intercedi insieme alla Vergine Santissima e ai Santi e alle Sante di Sicilia, affinché le esortazioni che a noi rivolgesti a più riprese, e soprattutto il tuo Appello del 9 maggio 1993, siano fecondi di ogni bene anche oggi per tutti noi. Amen.

* Salvatore Gristina


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9 maggio 2018

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