Quando la Musica fa sognare, intervista a Luce Palumbo – SiciliaOnPress

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Quando la Musica fa sognare, intervista a Luce Palumbo
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Quando la Musica fa sognare, intervista a Luce Palumbo

Giuseppe Maurizio Piscopo

Luce Palumbo è nata ad Agrigento nel 1981. Ha studiato canto lirico con il M. Daniela Broganelli. Ha  conseguito la licenza di teoria e solfeggio presso il Conservatorio “Rossini” di Pesaro. Ha studiato  canto lirico presso il conservatorio “Rossini” di Pesaro con il M. Daniela Broganelli e presso l’Istituto musicale “Bellini” di Caltanissetta con il M. Tiziana Arena. Ha sostenuto un corso di perfezionamento vocale con il m. Jeanne Rocha (Uberlandia, Minas Gerais, Brasile). Ha  iniziato un  corso di “Canto jazz” presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “A. Toscanini” di Ribera (AG) con il M. Daniela Spalletta.

Esperienze musicali.

1996 – 1998: Corista e solista del coro “Gruppo armonico Incontri” di Favara.

2003 – 2007: Corista e solista del coro dell’associazione filarmonica “Santa Cecilia” di Agrigento.

2009-2010: Partecipazione a vari concerti organizzati dal Conservatorio di Caltanissetta.

2010-2011: Corista presso “Coral da UFU” di Uberlandia (Minas Gerais – Brasile).

2016 – ad oggi: Solista in vari gruppi di musica popolare, latina e Bossa Nova.

In questa intervista Luce Palumbo racconta la sua infanzia, la sua esperienza artistica. Il viaggio in Brasile, i suoi sogni, il ritorno in Sicilia e ci porta per mano in un mondo senza tempo dove la vita è piacevole e ordinata. La sua voce è nata con lei come la sua Arte che incanta e affascina chi l’ascolta, accompagnata dalla magica chitarra di Paolo Alongi. 

LuceFoto1Quando è iniziata la tua bella avventura nel Canto?

E’  iniziata molto presto. All’età di 4 anni ho partecipato al mio primo Festival per bambini, di cui mio zio, il maestro Lentini, era direttore. Ricordo che si divertiva a cambiarmi tonalità e ricordo ancora la sua faccia compiaciuta tutte le volte in cui puntualmente la beccavo.

Come eri da bambina, quando hai scoperto le tue qualità?

Molto insicura, ansiosa. Per me cantare era un incubo, quanto meno in quelle circostanze in cui dovevo vestirmi bene e presentarmi davanti a molta gente. Infatti, dopo il secondo Festival non ne ho più voluto sapere, se non per divertirmi a casa o per strada con le mie amiche.

Ricordi il tuo primo giorno di scuola, i compagni, l’atmosfera che si viveva allora a Favara?

Indimenticabile. Mio padre mi accompagnò e lo feci restare seduto accanto a me non so per quanto tempo. So solo, che dopo un po’ mi disse che andava a comprare il giornale e andò via. Così feci amicizia con una delle mie compagne e poco dopo con il resto della classe. Favara era un paese difficile, ma a scuola si viveva una bella atmosfera: c’era molta educazione, rispetto per la maestra e tra di noi molta serenità. Credo siano stati gli anni scolastici che ricordo con più piacere.

La tua maniera di cantare è fuori dal comune, abbraccia tutte le storie dei Paesi del mondo,  soprattutto il Sud America. Tuttavia certe volte scorgo malinconia, sofferenza, ribellione, dolore. Dove nascono questi sentimenti?

Dalla mia personale esperienza. Sono sentimenti che ho vissuto in maniera molto forte, e che inevitabilmente vengono fuori dalle note.

 Ho seguito un tuo concerto con la massima attenzione: la tua voce ha molte espressioni, quando canti cambi faccia e sembra che dentro di te si muovano più personaggi, puoi spiegare questa mia sensazione?

Spesso canto in lingue diverse, per cui è difficile a volte comprendere cosa sto dicendo. Una delle cose che ho imparato è entrare dentro le canzoni, capire cosa, chi le ha scritte e cosa  volessero dire, e quindi le vivo. Racconto … faccio da tramite, credo. E in quel momento “sono” cosa sto cantando. Questo è il motivo per cui cambia anche la mia espressione.

Come definisci la musica?

Un miracolo. La musica è una scienza matematicamente perfetta capace di far parlare le anime e di connetterle fra loro.

 Da chi l’hai appresa?

Nessuno me l’ha “insegnata”. O meglio … mio zio, i miei insegnanti mi hanno fornito le giuste nozioni per apprendere “la scienza”, ma LA MUSICA qualcuno ce la mette dentro quando veniamo al mondo. E’ un talento che viene fuori da solo, quando giochi e improvvisi una canzone, quando a scuola canti nel coro e ti senti felice, o quando a casa cerchi di imitare questo o quell’altro musicista. Questo è quello che è successo a me. All’epoca non c’erano le scuole di canto moderno che ci sono adesso per i bambini, delle quali Favara vanta un primato … Ero sola da questo punto di vista, per cui a dodici anni ho iniziato a studiare pianoforte e mi sono dedicata da autodidatta alla chitarra per accompagnarmi.

Qual è la prima canzone che hai cantato e quando è successo?

“Cappuccetto Rosso”, poco dopo aver iniziato a parlare; meno di un anno mi dicono …

Lucefoto3 Puoi raccontarmi brevemente della tua esperienza in Brasile…

Era il 2009 quando ci sono stata in vacanza per la prima volta. Nel 2010 decisi di entrare in un coro lirico e di stare là proprio per imparare la lingua, visto che parlarne bene una era tra le cose che volevo fare da sempre. Così sono stata là circa un anno, immersa nella loro cultura, vivendo esattamente come una brasiliana sotto tantissimi aspetti (cucina, modi di fare, abitudini, ecc …). Nessuno mi ha mai detto:”Sei italiana?”. Pensavano fossi brasiliana del sud, dove l’accento è più europeo, e tuttora quando canto o parlo in portoghese mi dicono che la differenza non si nota. Per quanto riguarda la musica invece ero italianissima: cantavo brani d’opera e aiutavo i miei colleghi con la pronuncia. La Bossa nova, il Samba, il Sertanejo e la musica popular brasileira più in generale li ho “subiti” perché li sentivo nelle auto e nelle feste. Quando sono tornata, presa dalla nostalgia di quel popolo solare e accogliente, ho fatto una ricerca e me ne sono innamorata al punto da desiderare di cantarla con una bella chitarra suonata da qualcuno capace … ma ho dovuto aspettare anni per trovarla.

In quella musica ho ritrovato profumi, colori ed emozioni che ho vissuto in prima persona, infatti all’inizio regolarmente piangevo ogni volta che iniziavo a cantarla. Ma ecco, volendo riassumere, il Brasile per me è stata un’esperienza molto forte che mi ha lasciato il segno. Ho vissuto il peggio e il meglio di me stessa, e ho capito che cos’è l’amicizia e il tipo di amica che voglio essere, e che la tolleranza e l’apertura verso l’atro è una delle cose più belle che possiamo sperimentare nella vita. E ho imparato ad amare il mio lavoro di musicista. Si, questo l’ho proprio appreso là. Quando sono tornata, nonostante fossi contenta di rivedere la mia famiglia, ce n’è voluto per riabituarmi alle nostre tante formalità, divieti e pregiudizi a cui siamo abituati. Qualcuno mi disse prima di andare via:”Tu andrai via dal Brasile, ma il Brasile non andrà mai via da te”. E aveva ragione …

Lucefoto4Qual è la città nella quale vorresti cantare e perché?

Rio de Janeiro. Beh, perché è la città in cui è nata e si è sviluppata la musica brasiliana che più amo.

Qual è la canzone alla quale ti senti più legata e perchè?  

“Dança da solidao” di Paulinho da Viola. L’ho scoperta in un periodo in cui ero sola e tendevo un po’ a scoraggiarmi. Parla di delusioni, dice di non ripetere gli errori del passato, e racconta di una solitudine che diventa “danza”. All’epoca mi ha spinto a guardare i lati positivi della mia condizione e in qualche modo mi ha aiutata a rialzarmi.

Hai una faccia molto espressiva che potrebbe fare Teatro e  Cinema. Hai  mai recitato, ti piacerebbe farlo?

Sono cresciuta in Teatro dato che i miei genitori facevano parte di una compagnia teatrale. Ma recitare non è mai stato il mio forte, piuttosto a un certo punto ricordo che invece di mettere la classica canzone per aprire e chiudere il sipario, mettevano me con la chitarra o a fare sottofondi col pianoforte. Adesso preferirei continuare a cantare.

 Mi puoi commentare questa frase: “La bellezza salverà il mondo?

Credo si riferisca all’arte in genere, ciò che di buono esiste nell’universo e di cui l’uomo artista fa da tramite. Credo che se non si perdesse il valore primario di ogni forma di arte, davvero questo mondo sarebbe diverso.

Per te che cos’è l’amore?

Un forte e serio “accordo spirituale”, volendo citare Gibran. Qualcosa che va al di là della ragione e che va ben oltre le regole e le convenzioni che le società di ogni tempo hanno imposto. E mi riferisco all’amore sotto le sue varie forme e non solo tra esseri umani, ma anche tra l’uomo e la sua arte.

 E’ vero che gli artisti sono grandi benefattori dell’Umanità?

Si, perché fanno da tramite, mettono se stessi a servizio del mondo per trasmettere emozioni, bellezza, cose che toccano la parte più profonda dell’animo umano. Solo chi vive questa condizione  può comprenderla: si sente come un fuoco incontenibile, che DEVE essere espresso. E per far ciò si affrontano spesso difficoltà di ogni genere, si fanno scelte che nessuno (tranne chi le vive con te) capisce. Tutto per “comunicare” con la propria forma di arte ciò che si ha dentro. Perchè Michelangelo con i dolori dell’artrosi è rimasto lì a dipingere in posizioni non proprio comode e con i mezzi dell’epoca, la Cappella Sistina? DOVEVA   farlo … anzi, penso che sarebbe morto prima se non l’avesse fatto. E oggi, dopo secoli, quella cappella è qualcosa di allucinante per la bellezza, la maestosità e la capacità di portarti in un’altra dimensione. Oggi purtroppo, questo non viene capito e spesso viene visto come un tentativo di “non lavoro”, quando invece il lavoro dell’artista richiede a volte sforzi e sacrifici non indifferenti come qualsiasi professione.

Che cosa non hanno capito gli uomini dell’emancipazione femminile?

Che non siamo uomini.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il più importante è senz’altro quello di non smettere di fare musica. Non è un periodo buono per fare progetti a lungo termine, ho da poco iniziato il corso di canto jazz presso l’istituto musicale “Toscanini” di Ribera e intendo vivere il presente al meglio. E oltre allo studio c’è il progetto “Luz Carioca” che porto avanti con il mio compagno in cui la musica brasiliana fa da padrona. Poi certo, tornare in Brasile non mi dispiacerebbe … ma c’è tempo. E tanti luoghi e tante note ancora da scoprire. Vedremo!

 


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12 febbraio 2018

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