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La Sicilia del gesso
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La Sicilia del gesso

Giuseppe Maurizio Piscopo

 Spettacolare epilogo del Convegno La Sicilia del gesso che si è svolto ieri al Consorzio Universitario di Caltanissetta con la prestigiosa partecipazione del Coro Polifonico Terzo Millennio di Racalmuto che ha eseguito un canto sui gessai unico in Sicilia e della Compagnia popolare favarese che ha proposto un repertorio di canti di lavoro siciliani , di emigrazione e per la prima volta l’altro brano sui gessai  esistente scritto da Piero Carbone dal titolo: Vita di issara che ha colpito il cuore della gente.

Confesso che mi occupo di tradizioni popolari da quasi 50 anni.

Quest’anno, per la prima volta sono rimasto affascinato da un testo di Piero Carbone “Vita di issara“. Di questo mondo magico e dimenticato, Piero mi ha parlato a lungo, soprattutto della miniera di gesso nella quale lavorava il nonno paterno.

Che cosa rimane di questa cultura, cosa conoscono i siciliani di questo mondo, che cosa c’è nei libri di scuola elementare di questi argomenti?

3Sul mondo del gesso esistono pochi studi e nemmeno gli usi artistici l’hanno nobilitato. Maggiore attenzione è stata rivolta al mondo dello zolfo con le sue tragedie e le sue miserie. La solfatara ha avuto l’attenzione del mondo letterario, antropologico, etno-linguistico come scrive Marina Castiglione nel suo libro: “Parole e strumenti die gessai in Sicilia” pubblicato dall’Università di Palermo nel  2012. Allo zolfo sono state dedicate molte opere.

Nel 1700 il gesso assurse a materiale artistico ad opera di Serpotta che insieme ad una notevole schiera di discepoli lasciò dei capolavori nelle chiese di Palermo.

Al gesso è legata anche qualche poesia e qualche proverbio. Nelle cave di gesso non c’era nessuna concessione o licenza, nessun sindacato. Non c’è stata nessuna pensione per i gessai, nessun limite. Per l’estrazione veniva usato anche l’esplosivo. In Sicilia si produceva oltre il 60% di gesso dell’intero Regno d’Italia. Qualcuno ha scritto che i gessai muoiono a cento anni e che il gesso non fa male alla salute. Sarà stato veramente così? Il gesso viene da lontano, ne ha parlato Plinio il vecchio. La Sicilia è legata al gesso: pochi conoscono la grotta del diavolo di Cattolica Eraclea, i ritrovamenti di Colle Madore (Lercara) le rose del deserto che sono rose di gesso, il gesso che parte dall’Africa e raggiunge le montagne del Cervino come è stato detto in questo splendido convegno nel quale occorreva una maggiore presenza della stampa e della Tv. Un mondo affascinante e da esplorare quello del gesso.

A Favara i pastori lavoravano il gesso. Per produrre la ricotta utilizzavano una cucina montata con pietre di gesso per poggiarvi sopra la pentola. A fine cottura le pietre si sfarinavano. Che il gesso sia nato così?

Oggi tutto è stato abbandonato, le cave e le carcare non sono agibili e non esiste alcun progetto che riproponga la valorizzazione di questi luoghi che sembrano luoghi spettrali in abbandono.…

I gessai cantavano a ritmo di picconi e “mazzotti” ma con parole laiche, si lamentavano e non avevano un Santo che li proteggesse. Con la fine dei gessai scompare la cultura contadina che è stata fino all’immediato dopoguerra la componente essenziale dell’identità dei siciliani.

1In Sicilia esistevano vari tipi di gesso. Un testimone racconta:-

 U gessu prima si fa muntagna po si fa petra, poi a petra si porta intra a fornaci e intra a carcara va cu i carrioli…Il lavoro del gessaio iniziava all’alba e finiva all’alba. Si campava pi non muriri…Otto viaggi al giorno per trasportare il gesso, 5 di mattina, poi  si staccava il carretto, si faceva mangiare il cavallo. Altri tre viaggi nel pomeriggio. I gessai lavoravano 18 ore al giorno.

Molti erano i paesi del gesso fra i quali: San Cataldo, Caltanissetta, Sutera, Milena, Campofranco, Montedoro, Cattolica, Favara, Racalmuto, Bivona, Lercara, Grotte… Si lavorava tra la polvere e u cinnirazzu. I carusi trasportavano il gesso sulle spalle. Al piano basso c’erano le bestie e sopra abitavano i gessai. Il trasporto del gesso avveniva con gli asini, i carretti e con il treno. Il gesso era richiesto a Corleone, Burgio, Baucina, Vicari, Marineo, Mezzoiuso, Palermo…

“Issu e issara” non hanno avuto fortuna. Di gesso e gessai quasi nessuno parla. Neanche i vocabolari siciliani storici li annotano scrive Piero Carbone. Ne ho avuto sentore in casa nella mia infanzia, perchè sentivo dire che la casetta in campagna era stata scritta col gesso del nonno, cotto nella vicina calcara”.

Tutt’altra storia per il celebrato zolfo e i commiserati zolfatari, e non solo perchè il mio è un paese minerario. Tutt‘altra letteratura. Chi non conosce la triste condizione dei carusi e i rischi del lavoro in miniera? E Ciaula scopre la luna e Rosso Malpelo e Alessio Di Giovanni? Del gesso solo qualche indizio, pressochè nulla“.

Al silenzio sull’attività dei gessai corrisponde nella realtà lo stato di abbandono delle cave di gesso e delle calcare.2 Solo la similitudine “comu scecchi di issara”  ricorre nel parlato quotidiano per indicare lavoro faticoso e stacanovismo ante litteram. Eppure il gesso era molto diffuso e molto utilizzato in Sicilia, era il cemento di una volta. Utilizzato per case, per chiese, palazzi. Serviva anche per cicatrizzare le ferite o per “aggiustare il mosto aumentandone l’acidità“. Questo e tante altre notizie sul mondo negletto del gesso si apprendono dal citato libro di Marina Castiglione. Rivela un mondo che inavvertitamente sta sotto i nostri occhi. Significativo l’incipit: “Tra i molti studi dedicati alla cultura materiale in Sicilia nessuno risulta aver avuto come oggetto di interesse le cave di gesso. Nessuna epopea ha contrassegnato questo mestiere ordinario e comunissimo; nessun trauma lo ha imposto alla  cronaca, neanche gli usi artistici lo hanno nobilitato“.

Tra gli usi artistici vanno ricordati i numerosi stucchi del Serpotta e le gipsoteche ovvero le raccolte di statue e calchi in gesso come quello di Michele Tripsciano a Palazzo Moncada di Casltanissetta, quelle dell’Università di Palermo, del Museo archeologico Salinas e di Palazzo Ziino sempre a Palermo. La riflessione di Marina Castiglione vale come un appello. Con la copertina del libro da cui era tratta è stata postata sui social e da più parti sono fioriti tanti contributi, inaspettate testimonianze, commenti, curiosità, contatti e qualche proposta. Interessanti testimonianze sull’esistenza di residue calcare, racconti, canti, inediti documenti su issu e issara, sono stati  individuati a Chiusa Sclafani, Niscemi, Bivona, Grotte, Casteltermini, Lercara Friddi: è stata data notizia da Giuseppe Pasquale Palumbo di una mappa delle calcare presenti nel territorio di Milocca nella prima metà dell’Ottocento.

L’esistenza di un antico canto di lavoro a Racalmuto, registrato negli Sessanta da Isabella Martorana Messana ha suscitato la curiosità della stessa Marina Castiglione e dell’etnomusicologo Sergio Bonanzinga.

Nell’articolo dal titolo “Il gesso si è svegliato” nel luglio 2018 sulla rivista “Incontri” del Rotary club di Caltanissetta, Marina  Castiglione addita percorsi virtuosi affinchè il risveglio porti una reale promozione: “Un patrimonio materiale e immateriale che potrebbe essere valorizzato con poca spesa e molto impatto, con un reticolo di altre realtà che vissero la millenaria civiltà del gesso”.

Suggerisce al Comune di Caltanissetta di preservare una superstite calcara in collegamento con la gispoteca di Palazzo Moncada da utilizzare a scopi artistici in percorsi museali e didattici. E‘ significativo che tale proposta provenga da un territorio ricco di miniere e cultura mineraria come a dire non solo “zolfo e zolfatare” ma anche “gesso e calcare” poiché anche la calcara è “un luogo identitario di cui, però, la città sconosce tutto. L’uso, la tecnica di realizzazione e persino l’ubicazione”. Il recupero varrebbe come una sorta di risarcimento nei confronti del gesso e dei gessai per l’oblio e la poca letteratura. In tal modo probabilmente risarciamo noi stessi in quanto siciliani, poiché anche il gesso, per quello che ha rappresentato da un punto di vista socio-economico e culturale, contribuisce a definire e ad arricchire la nostra identità.

Un Convegno quello di Caltanissetta di altissimo livello culturale organizzato da Marina Castiglione dell’Università di Palermo, da Piero Carbone, da Giuseppe Giugno che ha visto la presenza di alcune province siciliane nelle quali il gesso ha avuto grande importanza. Splendide relazioni di:Giuseppe Arnone, Arcangelo Pirrello, Michele Brescia, Mario Cassetti, Amedeo Alberto Falci, Antonella Mamì, Maria Teresa Campisi, Paolo Lo Iacono,Giuseppe Giugno, Marina Castiglione, Pierfrancesco Palazzotto,Giuseppe Palumbo, Angelo Cutaia, Salvatore Anzalone, Laura Bonura, Francesco Longo,Giuseppe Agnello, Enrico Curcuruto. Un ringraziamento particolare ad Alessandra Buttitta di Siciliando al Maestro Domenico Mannella e a tutti i componenti del coro polifonico terzo Millennio e ai musicisti della Compagnia popolare favarese Peppe Calabrese, Nino Nobile, Salvatore Sciacca.Il Convegno sarà riproposto a Palermo e in altre località della Sicilia.

 


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13 gennaio 2019

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