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Franco Pullara


L’intervista impossibile con il dottore Gaetano Guarino
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L’intervista impossibile con il dottore Gaetano Guarino

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Ricorre oggi l’anniversario del martirio di Gaetano Guarino, barbaramente ucciso dalla mafia. Per l’occasione lo abbiamo intervistato.

Posso chiamarla con il titolo di sindaco?

“Un po’ mi vergogno. Dal posto dove mi trovo ho una panoramica perfetta, non ci sfugge nulla e di malefatte ne ho viste dall’immediato Dopoguerra ad oggi. Cose che non fanno certamente onore alla politica, così come la intendevo e la intendo io, perché qui, caro amico, siamo tutti socialisti. Tutti compagni pronti a promuovere il bene degli altri. Dopo avere precisato queste cose, l’autorizzo, comunque,  a chiamarmi sindaco”.

Sindaco, i suoi ideali lo portarono allo scontro contro i grandi proprietari terrieri che sfruttavano la povera gente. Ed ha pagato con la vita. Lei mi dice che dal posto dove si trova nulla le sfugge. Avrà visto il diverso destino che hanno avuto gli altri operatori della politica. Nella stragrande maggioranza si sono arricchiti e, molti suoi compagni, si sono imborghesiti. Se non si fosse “fissato” con la mafia, con il bene del popolo, a proposito il particolare termine è andato in disuso, poteva avere davanti a se una brillante carriera politica: deputato regionale, nazionale e, nella peggiore delle ipotesi, presidente di qualche ente, mi viene in mente, uno per tutti,  il Voltano.

“Caro amico, io lo chiamo così perché mi da del lei, mentre sono abituato alla seconda persona, avendo a che fare con i compagni”.

Sindaco possiamo benissimo darci del tu, io non osavo per rispetto e poi perché recentemente c’è poco da fidarsi di certi compagni, specie degli ex.

“Vedi, le passioni sincere non si possono tradire, sono come le amanti e la mia è stata una grande passione. Ti dico. Nasco da una famiglia povera che ha fatto enormi sacrifici per farmi studiare. Sono un figlio del popolo e mi onoro di esserlo. Se la parola popolo è andata in disuso c’è una ragione. Mi spiego con qualche esempio. Una cosa è dire che fotto, consentimi il termine,  mio zio e un diverso suono ha l’affermare di fottere il fratello di mio padre. Appare meno grave. Ed è per questo che hanno sostituito la parola popolo con” i cittadini”, che già viene voglia di fotterli.

Figlio del popolo, l’ho amato, senza mai tradirlo. Oggi è più facile fare antimafia, dopo il sacrificio di Borsellino, Falcone, Dalla Chiesa e i tanti martiri, ai miei tempi ci spingeva solo il grande amore per gli ideali socialisti e per il popolo.

Entro nella risposta. Ho visto che la politica è diventata un mestiere. Non c’è passione, non c’è vocazione, c’è il grande desiderio di fare carriera, di arrivare a fare il sindaco e l’onorevole. Si vuole fare parte della casta. Questa non è più politica”.

Sei stato sindaco di Favara per 65 giorni, se ti fosse capitato di affrontare la questione legata a Girgenti acque, sul taglio delle prese idriche e sulla firma dell’esposto, quali decisioni avresti adottato?

“Non parlarmene che mi mordo le mani per non imprecare, il luogo dove mi trovo non me lo consente, ma benedetta la … Ci stavo cascando. Mi stavo giocando il posto in Paradiso. La cosa, perdonatemi tutti, mi fa imbestialire. Scusami, adesso ti rispondo. Sarei stato in piazza a raccogliere le firme con i giovani delle associazioni, con il presidente del Consiglio comunale e con i consiglieri dell’opposizione, i compagni di Socialismo riformista e i compagni di Rifondazione. Mi sarei piazzato davanti alle squadre di Girgenti acque per impedire di tagliare l’acqua. Insomma, mi sarei fatto ammazzare una seconda volta”.

E allora, il tuo è un vizio. Hai la vocazione a farti ammazzare, quando si possono adottare scelte meno rischiose e più vantaggiose.

“Ma non per il popolo!”

Abbiamo detto che la parola popolo è stata sostituita con cittadini.

“Già, è vero!”

Cambiamo argomento, parliamo di tasse e di servizi

“Il popolo non può sopportare il peso delle tasse. Sono in maggioranza pensionati e di questi la stragrande maggioranza al minimo di pensione. Ora, dobbiamo distinguere come affrontare il problema. In particolare, se dobbiamo risolverlo come quello al quale non piace fottere lo zio o come l’altro che si delizia a dire che purtroppo deve fottere il fratello di suo padre. Lo dobbiamo affrontare tenendo conto del popolo o dei cittadini?”

Sindaco, per quanto riguarda “da cittadini”, lo abbiamo già visto e l’altro aspetto che mi incuriosisce.

“Il popolo deve essere protetto e tutto deve essere commisurato a garantirlo, dalla più piccola spesa pubblica alla più grande. Al popolo bisogna dare il massimo e chiedere il minimo. Vedo che accade il contrario. Si paga il servizio di igiene ambientale, ma la sua qualità non è adeguata. Girgenti acque eroga il servizio ancora con turnazioni lunghe, tanto che non c’era manco la necessità di tagliere l’acqua, mentre, in rapporto alla capacità di reddito del popolo, il costo del servizio è elevato. Quando si chiede più di quanto si da in cambio, noi socialisti iniziamo a parlare di sfruttamento. Si sfrutta il popolo”.

Sono tante le domande, non voglio stancarti e, quindi, chiudo con l’Aipa.

“Hai deciso di farmi perdere il posto in Paradiso?”

No!

“Come no? Ma secondo te si può parlare di Aipa, senza bestemmiare? Dopo aver perso la vita, tu stai tentando di farmi perdere il Paradiso. Ascolta, chiudiamo l’intervista e la prossima volta torniamo a darci del lei, che è meglio”.

Sindaco Guarino, aspetta, non volevo provocarti.

Nulla da fare se n’è andato e, anche, incazzato.

 


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16 maggio 2013

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Franco Pullara


4 COMMENTS ON THIS POST To “L’intervista impossibile con il dottore Gaetano Guarino”

  1. gino scrive:

    sei un grandissimo zio Frà…..

  2. Castelli Vincenzo scrive:

    incazzato si….
    Complimenti Franco.

  3. mikele scrive:

    Molto bella, spero di poter leggere ancora qualche altra intervista.

  4. Giuseppe vullo scrive:

    Complimenti Franco una satire veramente intelligente!

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