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Rifacciamo il quarto grado a Favara
Dai Comuni, Evidenza

Rifacciamo il quarto grado a Favara

Gaetano Scorsone

Si organizzi una sorta di assemblea cittadina aperta a tutte le categorie operanti nei più diversi contesti della nostra città e, assieme alla nostra Sindaca, presentarci per un simbolico e chiarificatore “quarto grado” con i giornalisti delle emittenti televisive che sino ad oggi ci hanno ignorato e, assieme a loro, cercare di rimettere le cose al proprio posto secondo un ordine che passi attraverso la verità, il rispetto del diritto-dovere dell’informazione e, soprattutto della dignità delle persone e delle comunità cittadine che, fra tante difficoltà, cercano di costruire un condiviso e sempre più civile futuro.

Non volendo entrare nel merito dei sentimenti e delle sensazioni  suscitati dai ripetuti servizi che diverse emittenti televisive hanno ritenuto di dedicare alla triste vicenda della giovane Gessica per i quali molto eloquentemente ed efficacemente parlano gli scritti di diversi concittadini risentiti dalle formule giornalistiche adottate nel presentare o, per meglio dire, amplificare la cronaca dei fatti arricchendola di congetture dalle sfumature morbose e collegandola a devianti modelli di convivenza niente affatto civili,  – e non certo per esigenze professionali bensì per la spasmodica ricerca di sempre nuovi consensi di ascolto – vorrei sottoporre all’attenzione dei miei concittadini una proposta che possa riportare il tutto allo stato reale delle cose applicando, non dico i principi deontologici del giornalismo professionale per i quali si pronunceranno i professionisti del settore, bensì solo e soltanto i più modesti ma egualmente efficaci principi del buon senso.

Io appartengo ad una generazione che è stata educata dagli studi scolastici, dalle letture di formazione e, prima ancora dalla famiglia a tenere sempre ben presenti ed a non perdere mai di vista determinati riferimenti nei quali poter sempre confidare ed ai quali rivolgersi per particolari esigenze.

Questi riferimenti, chiamiamoli istituzionali, radicati nell’immaginario collettivo di persone della mia generazione erano e sono il Sindaco, il Maresciallo dei Carabinieri e l’Arciprete. Figure a cui rivolgersi, ad esempio, per conoscere meglio una determinata realtà con cui dovremmo ipoteticamente essere chiamati ad interagire per un trasferimento, un prolungato soggiorno o, nello specifico, per la stesura di un articolo giornalistico.

Ancora meglio riusciremmo nel nostro intento se a queste sia pur importanti figure aggiungessimo i Dirigenti Scolastici, i Giornalisti, i Presidenti di Ordini Professionali, i Direttivi di Centri Studio, di Associazioni, di Emerite sigle di Volontariato o di impegno laicale nella Comunità Ecclesiale operanti nella città considerata. Mi fermo per non dilungarmi ma l’elenco sarebbe virtuosamente ancora più lungo.

Nella vicenda della scomparsa della nostra concittadina Gessica credo che questo tipo di approccio sia mancato. E proprio per dimostrare che il contesto sociale che fa da tessuto connettivo al riferito fatto di cronaca sia completamente diverso da quello venuto fuori da riprese guidate, fra l’altro da personaggi travisati e realizzate in orari più consoni a furti che a reportage, e che noi tutti siamo residenti stabili a Favara e, quindi, concittadini della signora Gessica, e non degli avatar di un’altra dimensione spazio-temporale, ecco la proposta: organizzare una sorta di assemblea cittadina aperta a tutte le categorie operanti nei più diversi contesti della nostra città e, assieme alla nostra Sindaca, presentarci per un simbolico e chiarificatore “quarto grado” con i giornalisti delle emittenti televisive che sino ad oggi ci hanno ignorato e, assieme a loro, cercare di rimettere le cose al proprio posto secondo un ordine che passi attraverso la verità, il rispetto del diritto-dovere dell’informazione e, soprattutto della dignità delle persone e delle comunità cittadine che, fra tante difficoltà, cercano di costruire un condiviso e sempre più civile futuro.

La proposta sento di condividerla con voi perché come voi sono stanco dei modelli preconfezionati di una presunta modernità che non riconosco mia e che voglio energicamente contrastare per le ingiustizie e le sofferenze che subdolamente continua a provocare.


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29 ottobre 2018

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