
Benvenuti nella mia Boemia. Vispi occhi azzurri ed una sciolta parlata che è un misto tra italiano e spagnolo. Così ci accoglie nella sua dimora-laboratorio che si affaccia su Corso Umberto I, pochi metri quadrati in cui le note, in sottofondo, del sirtaki greco, le foto e i disegni appesi alle pareti e il muro con le due bandiere, quella italiana e quella argentina, disposte quasi come un altare, creano un inedito clima da melting pot culturale, davvero raro da trovare dalle nostre parti. Lui è il pittore Nazareno Militello, nato nel 1934 a Buenos Aires (da genitori emigrati negli anni venti dal piccolo paese di Santa Elisabetta, in provincia di Agrigento) il giorno della festa dell’indipendenza argentina, il 25 maggio. Un destino che ha rincorso sin dalla nascita quest’uomo, facendogli vivere la sua intera vita tra indipendenza e libertà, lontano dai classici canoni comportamentali, anche se ci racconta d’essere sposato e d’avere figli e nipoti.
Orfano sin dall’adolescenza di entrambi i genitori, la sua vita ebbe una svolta grazie ad una segnalazione che il fratello Vincenzo fece ad uno stimato pittore, profondo conoscitore dell’ambiente artistico della capitale argentina, il quale dopo aver visto i lavori del quindicenne Nazareno, lo prende subito “a bottega”, iniziandolo alla sua prima e fondamentale esperienza artistica: ritrarre tutto ciò che passava per il porto, il Boca, di Buenos Aires, dagli immensi bastimenti con gli immigrati provenienti dall’Europa ai passeggeri e marinai. Anni di formazione umana ed artistica che spingeranno Nazareno Militello ad aprire una sua personale bottega, che in seguito trasforma in una galleria d’arte con tanto di annessa Accademia per la didattica. Qui, ci racconta, ha insegnato anche all’artista greco-armeno Panno (in seguito divenuto uno dei più importanti esponenti del laboratorio di restauro del museo parigino del Louvre), il quale, sempre riconoscente nei confronti del maestro Nazareno, ha inserito nel suo curriculum d’essere stato un allievo di Militello e di dovere a lui la sua conoscenza e la sua tecnica.
La docenza a Buenos Aires si conclude quando, agli inizi degli anni ’70, Militello entra a far parte di un collettivo per interscambi culturali formato da artisti argentini e inizia a viaggiare con loro per tutta l’America Latina, in rappresentanza del paese del tango. Una tenda come casa e la strada come compagna di vita, dai polverosi tornanti andini alle atmosfere rarefatte della Terra del Fuoco, dai maestosi oceani alle più impenetrabili foreste del mondo. Per Militello, quelli saranno anni di estrema vitalità artistica che costituiranno una indispensabile linfa vitale per la sua voglia di libertà e di sperimentazione.
continua…
Antonio Fragapane












