domenica, 8 Marzo 2026
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    Il Comune: "Abbiamo ricevuto spazzatura e l’abbiamo girata ai cittadini"

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    Giuseppe Moscato

    “Abbiamo ricevuto spazzatura e così com’era l’abbiamo girata ai cittadini”. E’ questa la frase pronunciata dalla dirigente comunale del settore finanze del Comune di Favara, dottoressa Carmelina Russello, in risposta alla precisa domanda del sindaco Rosario Manganella sull’evasione tributaria, durante l’accesa seduta del consiglio comunale straordinario di ieri sera. Una frase che mi ha colpito, che mi ha lasciato l’amaro in bocca e che mi ha dato anche la reale misura di chi e come ci amministra; di come si gestisce la cosa pubblica; del nostro presente e soprattutto dell’incertezza sul nostro futuro.

    La spazzatura sono gli elenchi del pagamento dell’Ici anno 2009 che la dirigente e i suoi collaboratori hanno preso “a saccu d’ossa” stampato e spedito ai cittadini contribuenti. Una corsa contro il tempo per scongiurare la prescrizione. Un adempimento fatto non tanto perché giusto, ma solo per non incorrere a responsabilità personali, senza accertarne l’esattezza. Elenchi spazzatura che non avevano il minimo di corrispondenza con la realtà delle cose che hanno causato fastidi ai cittadini e danno al comune.

    E’ anche questo uno dei tanti motivi per i quali il comune di Favara si trova adesso sull’orlo del fallimento. La mancata lotta all’evasione, il ridotto incasso dei tributi e le problematiche tutte aperte che sono presenti in questo delicato e vitale settore, causate non tanto dallo scioglimento del contratto con l’Aipa, colpevole, colpevolissima di non avere fatto il lavoro per come doveva essere fatto, causando danni al Comune e agli utenti, ma soprattutto perché non si sono attuate le misure sostitutive, le dovute contromosse per gestire in house il servizio predisponendo tutto quanto necessario, uomini e mezzi.

    A ciò si aggiungono le altre cose che non sono state poste in essere come le misure più volte richieste dalla Corte dei Conti in occasione della trasmissione dei conti consuntivi. Certo ci sono anche i trasferimenti di somme da parte di Regione e Stato ridotti al lumicino ed i famigerati debiti fuori bilancio di passate gestioni amministrative.

    Il sindaco Rosario Manganella e il consiglio comunale non possono ritenersi esenti da colpe. Il pastone che ci porterà probabilmente al dissesto è fatto di tanti componenti e non di un unico elemento. Non solo politici e amministratori ma anche dirigenti e funzionari. Insieme non hanno saputo gestire il personale, renderlo produttivo, una risorsa e non un peso. Non hanno saputo predisporre le giuste contromisure e non hanno visto più lontano del proprio naso nel cercare le soluzioni alternative e le strategie da attuare. Non hanno saputo in questi quattro anni di gestione Manganella cercare vie alternative e innovative se non quelle che hanno portato ad aumentare al massimo le aliquote e immettere nuove tasse. Non hanno rivisto i contratti, tagliato le spese, tagliato i costi della politica combattuto l’evasione fiscale. In poche parole non hanno saputo riconoscere la realtà delle cose e predisporre gli strumenti necessari per affrontarla.

    Ma ritorniamo alla riunione del Consiglio comunale di ieri sera seguita in aula da un centinaio di cittadini interessati alla vita politico-amministrativa sol perché è in pericolo il loro posto di lavoro e non tanto perché la città è allo sfascio, il Comune in dissesto, i servizi inesistenti e le tasse sono esose. La presenza dei cittadini alle riunioni del consiglio comunale è un evento straordinario, dettato non dal loro senso civico, dalla volontà di partecipazione, conoscenza e condivisione, ma solo dall’interesse personale a questa o a quella determinata vicenda. Cittadini che non hanno però avuto risposte, così come non le abbiamo intraviste noi.

    “Piano di risanamento non vuol dire dissesto finanziario per cui bisogna salvare il malato”.

    Ma non è stato spiegato cosa si intende fare, quali misure adottare, quali soluzioni prospettare ai cittadini, quale sarà il peso da caricare sulle loro già curve spalle. Abbiamo invece notato ancora confusione e incertezze. Non una reale contezza di numeri e soluzioni ma annaspamento e teorie empiriche sul miracolo di Lazzaro; sull’accanimento terapeutico piuttosto che l’eutanasia.

    E poi la caduta di stile con battute ed insinuazioni poco eleganti; scontri ed offese personali che travalicano la dialettica politica più aspra trasformata a cortile o peggio bettola di infimo ordine, in disprezzo non solo delle persone ma anche le luogo istituzionale.

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