di William Di Noto

Tensione alle stelle tra India e Pakistan nel territorio del Kashmir, che sta portando l’intera regione sull’orlo di un conflitto ad alta intensità.

Dal 14 Febbraio scorso, giorno dell’attentato ad una caserma militare nella zona dello Jammu Kashmir, Nuova Delhi accusa Islamabad di non riuscire a tenere a bada le organizzazioni terroristiche.

Ben presto, però, dalle accuse di terrorismo si è passato allo scontro armato tra lo Stato indiano e quello pachistano, con l’utilizzo della contraerea, l’impiego di aerei F-15, Mig 21, Mirage e – addirittura – la chiusura dello spazio aereo.

Sig. Falzone, può descriverci sinteticamente cosa sta succedendo in Kashmir?

R: Qualche giorno fa, in un raid compiuto dalle Forze aeree indiane è stata colpita una base ritenuta come campo di addestramento: l’azione è avvenuta oltre la cosiddetta Linea di controllo, che dal ’48 divide il territorio del Kashmir tra Azad Kashmir (sotto controllo pachistano) e lo Jammu Kashmir (annesso dall’India).

Subito dopo, è stata la volta dell’abbattimento di due velivoli, forse indiani o uno a testa, in territorio sotto controllo pachistano. Le versioni tra Islamabad e Nuova Delhi, ovviamente, sono differenti.

Ovvero?

R: Dopo convulse ore in cui l’escalation sembrava dietro l’angolo, il Premier pachistano Imran Khan, in un discorso alla nazione, ha invitato ad evitare gli “errori di calcolo”, riferendosi chiaramente ai due schieramenti militari, ed ha detto che il suo governo è “disponibile al dialogo”. Fortunatamente!

Si temono episodi di guerra nell’immediato?

R: Crediamo di no: si spera che la forza militare ceda davanti alla forza della politica e che il contenzioso storico tra India e Pakistan trovi uno sbocco negoziale tenendo contro della reale volontà del popolo del Kashmir.

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