lunedì, 16 Febbraio 2026
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    Giuseppe Nobile: Il grande degrado del Polivalente, da risorsa a problema. Serve una svolta

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    Giuseppe Nobile – Segretario Comunale – Democrazia Cristiana Favara

    Giuseppe Nobile

    “È con grande amarezza che mi trovo costretto, ancora una volta, a denunciare pubblicamente lo stato di totale abbandono in cui versa il nostro paese, e in particolare una delle strutture che avrebbe dovuto rappresentare un simbolo di rinascita e aggregazione per la nostra comunità: il palazzetto dello sport, comunemente noto come “il Polivalente”.

    Negli anni, abbiamo assistito impotenti a un progressivo declino del nostro territorio: ville comunali trascurate, strade rese impraticabili dal manto stradale ormai deteriorato, quartieri lasciati senza manutenzione, servizi ridotti all’osso. In questo contesto di abbandono generalizzato, il degrado del Polivalente e della piscina comunale grida vendetta.

    Parliamo di una struttura costata milioni di euro ai cittadini.

    Una struttura che avrebbe dovuto ospitare attività sportive, sociali, scolastiche e culturali.

    Oggi, invece, è ridotta a un fantasma: chiusa, vandalizzata, pericolosa. Da potenziale volano per la crescita e l’inclusione, si è trasformata in un problema.

    Mi rivolgo quindi al signor Sindaco con un appello diretto e non più rinviabile: vada di persona a verificare lo stato del Polivalente, veda con i suoi occhi come questa struttura è stata lasciata marcire nel silenzio. Non possiamo più permetterci di girarci dall’altra parte.

    Come segretario comunale della Democrazia Cristiana, chiedo con forza un piano concreto e immediato di recupero: non promesse, ma fatti. Si apra un tavolo tecnico, si coinvolgano le associazioni sportive e culturali del territorio, si valutino soluzioni in partenariato pubblico-privato. Ma soprattutto si dia una risposta ai cittadini che, da troppo tempo, aspettano che le istituzioni si facciano carico della rinascita di Favara.

    Il Polivalente deve tornare a vivere, perché una città che abbandona i suoi spazi comuni è una città che rinuncia al proprio futuro.”

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