venerdì, 13 Marzo 2026
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    Riforma della Giustizia: secondo sì alla separazione delle carriere. Cosa cambia, perché è importante e quali saranno gli effetti

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    Riforma della giustizia

    Con il secondo sì alla riforma della giustizia, il Parlamento italiano ha compiuto un passo storico verso una trasformazione radicale dell’ordinamento giudiziario: la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. Dopo anni di dibattiti, proposte di legge e posizioni contrastanti, il disegno di legge costituzionale ha ottenuto l’approvazione anche in seconda deliberazione.

    Si tratta di una riforma di rango costituzionale, che interviene su articoli chiave della Carta e che potrebbe aprire a nuovi equilibri tra poteri dello Stato, garantendo – secondo i sostenitori – maggiore imparzialità nei processi e una netta distinzione tra le funzioni dei pubblici ministeri e dei giudici.

    Cosa prevede la riforma: separazione delle carriere

    La separazione delle carriere è il cuore della riforma e si sostanzia in alcuni punti cardine:

    • Doppio CSM: vengono istituiti due distinti Consigli Superiori della Magistratura:

      • uno per i magistrati giudicanti (i giudici);

      • uno per i magistrati inquirenti (i pubblici ministeri).

    • Percorsi di carriera autonomi: chi intraprende la carriera di giudice non potrà più passare a quella di pubblico ministero, e viceversa. Le due funzioni saranno separate sin dalla fase concorsuale.

    • Concorso separato: saranno istituiti due distinti concorsi pubblici, uno per l’accesso alla magistratura giudicante e uno per quella requirente.

    • Garanzie di terzietà: si rafforza la garanzia di imparzialità dei giudici, che non potranno più appartenere alla stessa carriera dei magistrati dell’accusa.

    Perché si parla di riforma costituzionale

    La riforma in questione non è una legge ordinaria, bensì una legge di revisione costituzionale, che modifica alcuni articoli della Costituzione italiana – in particolare l’art. 104 e seguenti – per sancire:

    • la distinzione strutturale tra le funzioni di giudici e PM;

    • la nascita di organi autonomi e separati per il governo delle due magistrature;

    • una nuova governance della giustizia coerente con il principio del giusto processo e della terzietà del giudice.

    l contesto politico e parlamentare

    Il disegno di legge costituzionale è stato approvato in doppia lettura conforme da entrambe le Camere. Secondo l’art. 138 della Costituzione, trattandosi di una riforma costituzionale, non entrerà in vigore immediatamente ma potrà:

    • essere promulgata dopo tre mesi dalla seconda approvazione, se non verrà richiesto il referendum;

    • oppure essere sottoposta a referendum confermativo, qualora lo chiedano 1/5 dei membri di una Camera, 500.000 elettori o 5 Consigli regionali.

    Essendo stata approvata a maggioranza semplice e non qualificata dei 2/3, la possibilità del referendum resta aperta.

    Gli obiettivi dichiarati della riforma

    Il Governo e le forze politiche promotrici hanno indicato una serie di obiettivi strategici:

    1. Imparzialità del giudice: evitare promiscuità tra chi giudica e chi accusa.

    2. Chiarezza delle funzioni: rafforzare l’autonomia funzionale del PM rispetto al giudice.

    3. Maggiore efficienza: attribuire ai due rami della magistratura una gestione più snella e coerente con le loro funzioni.

    4. Equilibrio tra poteri dello Stato: ridefinire i rapporti tra magistratura, politica e cittadinanza in un’ottica più trasparente e responsabile.

    Le critiche e le riserve espresse

    Non sono mancate critiche da parte delle associazioni di magistrati, delle opposizioni e di alcuni costituzionalisti. Tra le principali obiezioni:

    • Rischio di indebolimento del PM: la separazione potrebbe rendere i pubblici ministeri più esposti alle pressioni del potere politico o al condizionamento gerarchico.

    • Possibile allineamento all’esecutivo: il PM verrebbe assimilato più a una figura governativa che giudiziaria, minando la sua autonomia.

    • Difficoltà nella gestione delle carriere: la separazione assoluta potrebbe determinare una perdita di flessibilità e una burocratizzazione eccessiva.

    Cosa succede adesso

    Con la seconda approvazione parlamentare, il testo:

    1. attende i tre mesi previsti dalla Costituzione;

    2. sarà oggetto di eventuale richiesta referendaria;

    3. se non bloccato dal referendum, sarà promulgato dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

    L’entrata in vigore della riforma comporterà, a cascata:

    • l’adozione di leggi ordinarie di attuazione;

    • la definizione di nuove procedure concorsuali;

    • la ridefinizione delle strutture e delle funzioni dei due Consigli Superiori della Magistratura.

    Una svolta storica o un rischio per l’equilibrio costituzionale?

    La separazione delle carriere è uno dei temi più divisivi nella storia della giustizia italiana. Se da un lato c’è chi la considera una svolta epocale verso una giustizia più equa e terza, dall’altro si teme possa rappresentare una rottura degli equilibri costituzionali che finora hanno garantito l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

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