domenica, 15 Febbraio 2026
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    U postu d’i mizzana

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    Domenico Palumbo 

    ‘U postu d’i mizzana
    Nella Favara antica, attorno agli anni ’50, o molto prima, esisteva una figura tradizionale molto consolidata: “u mizzanu”. Il mediatore.

    Era una figura molto complessa, che non si limitava solamente alle intermediazioni nelle transazioni economiche e negli affari.

    Il Mezzano era prima di tutto un confessore, che percepiva le condizioni sul tuo stato economico e ne faceva il giusto uso.

    Era uno psicologo, che riusciva a percepire il tuo stato d’animo e lo adattava alle circostanze.

    Era un operatore di borsa che controllava l’andamento dei prezzi di mercato e spesso li condizionava.

    Diversi operatori, spesso, facevano cartello tra di loro e stabilivano loro i prezzi all’origine dei prodotti, indipendentemente dai costi.

    Il mezzano era anche un finanziatore che, nel momento in cui ti proponeva l’affare, ti anticipava tutta o parte della somma da investire, magari a un interesse modico, perché era lungimirante e giocava sui guadagni futuri.

    Era una finanziaria ante litteram.
    Sapeva che con questo ti avrebbe fidelizzato e si sarebbe accaparrato tutte le tue transazioni future, le vendite dei tuoi prodotti o gli acquisti delle materie prime.

    Spessa si faceva pagare la sua percentuale di guadagno o i suoi prestiti in natura, con i prodotti del tuo lavoro.
    I produttori benestanti, meno bisognosi di ricavi immediati, conferivano i prodotti appena raccolti “a liquidare”: li davano al commercinte subito ma se li facevano pagare più avanti, quando i prezzi lievitavano.

    Infatti, appena raccolti, i prodotti avevano prezzi più bassi perché molti avevano bisogno di ricavi immediati per pagare i prodotti comprati “a viulinu”.

    Altro compito importante del mezzano era quello di “purtari matrimonia”.
    Essendo a conoscenza dei fatti e delle situazioni di tutti, stabiliva quali potevano essere le situazioni di equilibrio tra le varie famiglie.

    Una picciotta graziusa ma di famiglia puvuredda poteva andare bene per un figliu di burgisi un poco spicatu e un poco attimpunatu.
    Una picciotta abbirsata poteva sposarsi un picciottu travagliaturi e insieme avrebbero fatto crescere la famiglia e migliorare le condizioni di vita.

    Unu lagnusuni e scarafunazzu aveva bisogno di una donna, possibilmente più grande e matura, in grado di controllarlo e ammaistrarlu.

    Spesso il mezzano interveniva per sanare questioni di vario tipo, sia di carattere economico, sia di carattere familiare.
    A volte interveniva anche per sanare problemi tra coniugi quando c’era verso di spartenza.

    Il luogo deputato all’espletamento di questo importante ruolo sociale era “u postu d’i mizzana”.

    Fisicamente questo posto era il tratto della via Vittorio Emanuele compreso tra il Caffè Amico e l’incrocio con via Umberto.

    Questo pezzo di strada era importante quanto Piazza Borsa a Milano.
    Qui si potevano vedere delle figure discretamente ben vestite, con mani lisce che non evidenziavano lo svolgimento di lavori pesanti e un’aria accattivante che doveva riscuotere fiducia.

    Erano disposti a piccoli gruppi, a breve distanza l’uno dall’altro e discutevamo sempre pacatamente.

    La regola principale era che nessuno doveva intervenire sugli affari degli altri, salvo precisi accordi e scambi di favori reciproci. Spesso i mizzani intervenivano anche in coppia.

    Terminata la discussione preliminare, si concludeva con un caffè al Caffè Amico, naturalmente sempre a spese del compratore o del venditore.

    Il mezzano andava sempre liscio e intascava la mizzania sostenendo zero spese.

    Ho conosciuto mizzani che hanno accumulato capitali enormi, naturalmente esentasse e spesso investendo questi capitali in affari particolarmente lucrosi con gente bisognosa.

    Dopo questo periodo storico il posto dei mizzani si sposta al bar Itria, dall’altra parte del paese, e la storia continua.

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