sabato, 14 Febbraio 2026
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    Nobile (Dc): Dalla scuola alle infrastrutture: l’emergenza non può essere un metodo di governo

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    Giuseppe Nobile, segretario Dc Favara 

    Il problema dei riscaldamenti nelle scuole è soltanto l’ultimo segnale di una criticità più ampia.

    Non è più sufficiente parlare di guasti tecnici o di manutenzione carente: ciò che oggi dovrebbe davvero preoccupare è il modello di gestione della cosa pubblica.

    Viviamo in una città che reagisce sempre dopo, mai prima.

    L’indignazione scatta a gennaio, quando le aule sono fredde, i disagi sono evidenti e la pressione sociale diventa inevitabile.

    Ma la vera responsabilità politica è prevenire.

    Le decisioni serie si prendono a giugno, non in pieno inverno. È allora che si devono convocare i dirigenti competenti, coinvolgere le rappresentanze scolastiche e definire linee operative chiare per l’anno successivo.

    Questo principio vale non solo per la scuola, ma per l’intera amministrazione cittadina: strade, edifici pubblici, servizi essenziali, sicurezza urbana.

    Troppo spesso assistiamo a interventi episodici, emergenziali, privi di una visione strategica. Si corre quando il problema esplode, si tace quando sarebbe il momento di programmare.

    È giusto riconoscere l’impegno personale del Sindaco, che dimostra disponibilità e presenza costante, anche nei giorni festivi. Ma la politica non può ridursi a un’attività di pronto soccorso. Governare significa pianificare, razionalizzare, stabilire priorità e garantire continuità amministrativa.

    Le aspettative dei cittadini erano alte, e lo sono ancora. Ma esse richiedono risposte strutturate, non soluzioni tampone. La città ha bisogno di un’amministrazione che sappia anticipare i problemi, non semplicemente inseguirli.

    L’invito è chiaro e costruttivo: trasformare l’emergenza in metodo significa accettare il fallimento della programmazione. Trasformare la programmazione in metodo significa, invece, costruire una città più efficiente, più giusta e più credibile.

     

    La scuola, come gli altri servizi pubblici, non può essere ostaggio dell’improvvisazione. È su questo terreno che si misura, oggi, la vera qualità dell’azione politica.

     

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