sabato, 14 Febbraio 2026
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    DDL Asacom: “Scrusciu di carta assà e cubbaita nenti”.

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    di Anita Sciortino

    “Scrusciu di carta assà e cubbaita nenti”: per chi non conoscesse il significato di questo detto, “rumore di carta tanto e torrone nulla”, ve lo traduco molto semplicemente con la forma italiana di “tanto fumo e niente arrosto” ed è ciò che sintetizza perfettamente il nuovo DDL sugli Assistenti all’Autonomia e alla Comunicazione dei Disabili. L’Asacom, è una figura prevista dalla L.104/92 preposta a garantire il diritto all’istruzione e all’inclusione delle alunne e degli alunni disabili in tutti gli ordini e gradi scolastici, con professionalità e competenze adeguate al raggiungimento degli obiettivi perseguiti nel PEI in sede di GLO. Il nuovo DDL, approvato al Senato, aveva lo scopo iniziale di internalizzare e stabilizzare la figura al MIM e di stanziare maggiori fondi per poter garantire, ad ogni alunno con disabilità il reale supporto in termini di risorse professionali previste dal PEI. La realtà, però, si presenta diametralmente opposta. Nel Decreto, infatti, non si parla né di internalizzazione, né di stabilizzazione, né di fondi aggiuntivi, inoltre si vorrebbe modificare il nome della figura trasformandolo in “Operatore Socio-Educativo” ed inserendolo nel comparto delle funzioni locali, con il rischio, verosimilmente concreto, di declassamento della figura stessa in termini di inquadramento contrattuale ed economico, del mantenimento frammentario e precario della figura e di un reiterato disservizio nei confronti dei disabili. Si aggiunge, inoltre, la paventata ipotesi di una procedura concorsuale di dubbia utilità, che risulterebbe un contenitore vuoto, senza nessuna volontà di stabilizzare la categoria e che diverrebbe un mero specchietto per le allodole. Alla luce di questa disamina ci si può rendere facilmente conto che si continua a giocare con la pelle dei lavoratori e con il diritto all’istruzione e all’inclusione degli alunni più vulnerabili. Ci troviamo di fronte ad una manovra che non risolve gli atavici problemi della categoria professionale e che rischia di cristallizzare la precarietà e peggiorare il servizio. I proclami di successo non sono solo un errore di valutazione, ma rischiano di diventare una mancanza di rispetto per chi lavora ogni giorno fianco a fianco con la disabilità. L’unica strada percorribile seria sarebbe quella di essere internalizzati e stabilizzati dal MIM, esattamente come tutte le altre figure scolastiche, perché solo quella è la “casa naturale” dell’Asacom.

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