Nel rispetto del diritto di replica riceviamo e pubblichiamo la nota dell’avv. Adriano Barba
Presidente Provinciale Fratelli d’Italia
“Non sorprende la reazione dei compagni del PD, della CGIL che di tutti i temi si preoccupa tranne che dei lavoratori e della sinistra italiana rispetto all’intitolazione ad Agrigento di una via a Sergio Ramelli.
Una reazione tipica di chi, ancora, non ha fatto pace con la propria storia.
Noi, invece, che i conti con il passato li abbiamo chiusi da tempo, non avremmo difficoltà a sostenere l’intitolazione di una via a Ivo Zini.
Sergio e Ivo sono due giovani, di opposte appartenenze politiche, entrambi caduti vittime della barbarie degli anni di piombo.
Appare doveroso, dunque, fare chiarezza.
Sergio Ramelli fu brutalmente ucciso con una chiave inglese a soli 18 anni appea uscito da scuola ancora con lo zaino in spalle, non perché fosse un attivista fascista, ma perché aveva osato scrivere un tema contro le Brigate Rosse e aveva frequentato la sede del Fronte della Gioventù.
Prima venne linciato verbalmente, poi fisicamente. Questo non è essere fascisti e i compagni che l’hanno pedinato e assassinato sono solo dei criminali.
Invito dunque certi esponenti della sinistra locale a fare pace con la propria storia prima di lanciarsi in accuse vergognose contro la memoria di un ragazzo innocente, assassinato per le sue idee.
Fortunatamente, in molte città italiane, anche amministrate da giunte di sinistra, si è deciso di intitolare vie a Sergio Ramelli perché la memoria delle vittime della violenza politica deve servire da monito per le nuove generazioni e deve unire, non dividere.
È vergognoso, dunque, vedere, ancora oggi, come qualcuno a sinistra tenti di strumentalizzare la storia di Sergio, per etichettarlo e infangarlo, solo perché non apparteneva al loro campo politico.
Se ad Agrigento è dedicata una via a Marx e ad altri esponenti di estrema sinistra, allora siamo davvero di fronte a un paradosso.
Non si può continuare a giustificare una storia macchiata da oltre 100 milioni di morti sotto i regimi comunisti e, nello stesso tempo, negare la dignità e la memoria a una giovane vittima degli anni di piombo.
Sono certo che il buon senso prevarrà perché la memoria di chi, come Ivo e Sergio, hanno perso la vita quando esporsi significava rischiare di essere uccisi, possa valere da monito per i giovani di oggi.
Due giovani, di opposte appartenenze politiche, entrambi caduti vittime della barbarie degli anni di piombo ai quali va il nostri silenzio e rispettoso omaggio alla memoria.











