venerdì, 13 Febbraio 2026
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    C’è chi dice no alla seduta straordinaria e aperta del Consiglio comunale sull’argomento acqua

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    Foto-Castronovo-gero-286x300Mi ha chiamato il consigliere Gero Castronovo preannunciandomi l’invio della sua nota stampa sul Consiglio straordinario, mi ha chiesto, tra l’altro, la pubblicazione integrale del testo, cosa questa che non rientra nelle abitudini del nostro giornale. Non ci piace il copia incolla, ché non ha senso e ci trasformerebbe in  una sorta di bacheca a disposizione dei politici, che già hanno a loro disposizione le cosiddette "comunicazioni istituzionali” pagate dai contribuenti favaresi.

    In questa occasione faremo una eccezione per il “singolare” contenuto delle dichiarazioni di Gero Castronovo.

     “La richiesta – dice il consigliere del Pd – di convocare un consiglio comunale straordinario e aperto agli interventi dei cittadini da parte di alcuni partiti e consiglieri singoli in ordine alle problematiche dell’approvvigionamento idrico non trova contrario il Pd, né tanto mento le altre forze politiche che verrebbero tacciate di essere insensibili agli interessi della “res pubblica”.
    Si è contrari ad affrontare l’argomento solo a scopi demagogici e populistici senza che sia preceduto da un dibattito tra le forze politiche presenti in consiglio che porti a delle soluzioni condivise.
    Non si vuole far pagare il canone acqua alle famiglie povere? Anche il sottoscritto è d’accordo, ma in primis bisogna stabilire su quali cittadini far ricadere i mancati introiti da parte di “Girgenti Acque”. Ma c’è un’altra questione: come accertare lo stato di bisogno di chi dichiara di essere indigente? E chi deve essere il soggetto accertatore: il Comune, il gestore dell’approvvigionamento idrico, un’entità terza?
    Andare incontro ad un consiglio comunale aperto senza aver chiare le idee sulla problematica o, peggio, senza nulla proporre, significa prestare il fianco alla confusione andando al massacro di “Girgenti Acque”, che per certi versi lo merita, e del Comune che, per la verità, ormai ha pochissime competenze sulla gestione dell’acqua potabile”.

    Fin qui, il ragionamento di Castronovo è accettabile, ché è, certamente, opportuno che il Consiglio si chiarisca le idee, prima di affrontare una seduta aperta alla città.

    Da questo punto in poi, l’argomentare del consigliere si fa confuso. Specie, se si fa riferimento che a parlare è uno di sinistra.
    “È’ facile prevedere – continua Castronovo – che nel corso di un dibattito aperto ognuno, cittadino o politico, dirà la sua. Già circola la voce che si vorrebbe tornare alla gestione pubblica dell’acqua. Ma come ha detto il sindaco, il Comune di Favara non avendo sorgenti e potabilizzatori e non essendo proprietario della condotta che da Santo Stefano di Quisquina che trasporta l’acqua fin nelle case dei favaresi non può che mantenere lo status quo fino a quando le istituzioni superiori, la Regione Siciliana in primo luogo, non decideranno, con leggi e non a parole, come vorrebbero alcuni consiglieri favaresi, che tipo di soluzione dare al problema”.

    Consigliere Castronovo, gli italiani sono stati chiamati a decidere sul ritorno alla gestione pubblica dell’acqua con un referendum. Il suo partito politico è uno dei sostenitori dell’acqua pubblica. Il suo compagno di partito, onorevole Panepinto, è il più agguerrito difensore del ritorno alla gestione pubblica e da sindaco di Bivona non ha mai consegnato le condotte della sua città a Girgenti acque.

    E ancora, Favara è proprietaria, diversamente da quanto sostenuto da Castronovo, del potabilizzatore di Santo Stefano e delle condotte, considerato che il Comune è socio del Voltano spa. Non credo o, almeno, non ho mai ascoltato dichiarazioni di Sasà Manganella che negano la proprietà delle condotte.

    Il consigliere Castronovo dovrebbe stare con la spada in mano e il coltello tra i denti a difendere il bene pubblico e la partecipazione diretta del popolo in Consiglio comunale, per la sua posizione politica di compagno inteso come uno del popolo.

    “In conclusione, la contrarietà ad un consiglio comunale aperto – conclude Castronovo – da parte di alcune forze politiche non è dettata da un capriccio ma dall’esigenza di avere idee chiare e proposte alternative al sistema di distribuzione idrico attuale.
    A chi insiste su questa linea, l’invito del sottoscritto è che rispondano agli interrogativi posti nel presente comunicato”.

    Consigliere, in attesa delle risposte dei suoi colleghi, inizi a riflettere sulle nostre.

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