lunedì, 20 Aprile 2026
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    Formazione, Non decolla la Commissione d’indagine all’Ars. Chi rema contro?

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    SONO TRASCORSI 9 MESI IN CUI E’ SUCCESSO DI TUTTO E DI PIU’ NEL SETTORE. EPPURE ALL’ARS SI FA FINTA DI NIENTE E LO STRUMENTO D’INDAGINE VIENE TENUTO A ‘BAGNOMARIA’

    Non decolla la Commissione parlamentare d’indagine e studio in materia di Formazione professionale.
    Su questa delicata partita si continua a registrare una inspiegabile situazione di stallo all’Assemblea regionale siciliana.
    Sono trascorsi 9 mesi dall’accoglimento da parte del presidente del Parlamento siciliano, Giovanni Ardizzone, nella seduta n.151 a Sala d’Ercole, della mozione n.283 a firma del capogruppo di Forza Italia all’Ars, Marco Falcone.
    E visto il clima di totale confusione che si respira nel settore formativo regionale appare davvero incredibile che si continui a procrastinare l’insediamento della richiamata Commissione d’indagine. Il presidente Ardizzone è arbitro in Sicilia ed è persona ‘super partes’. Dall’alto del suo ruolo istituzionale di guida del Parlamento siciliano dovrebbe porsi la questione e, visti i fatti, convincerlo che è ‘cosa buona e giusta’ dare seguito all’insediamento dei 15 componenti della Commissione. Ed invece, dopo la nota del 21 gennaio scorso con la quale si è rideterminato, a norma dell’articolo 29 ter, comma 1 del Regolamento interno, la ripartizione dei 15 seggi con l’individuazione dei componenti della citata Commissione, scelti da ciascun gruppo parlamentare, il presidente dell’Ars non ha ritenuto di darne seguito con l’insediamento e l’avvio dei lavori. È legittimo allora porsi degli interrogativi. Cosa ha spinto il presidente dell’Ars a temporeggiare? Burocrazia del Palazzo? Oppure opportunità politica? Non facciamo che da qualche fronda nella deputazione si remi contro? Che vi siano parlamentari intenti a difendere l’avamposto e mischiare le carte per rinviare il più possibile l’insediamento dei componenti della Commissione? Cosa si vuol nascondere? È pur vero – e ne siamo certi – che il presidente Ardizzone, quale garante dello Statuto e del Regolamento assembleare, avrà già in mente e in assoluta autonomia di insediare quanto prima la Commissione d’indagine. Certo è che c’è fibrillazione nel mondo politico e non solo per il gran casino che emerge, giorno dopo giorno, nella gestione della Formazione professionale. Ed il Parlamento siciliano non può continuare a stare a guardare. Non può continuare a far finta di niente. Il momento di mettere un punto e far luce sui tanti fatti accaduti e sulle tante ombre che ancora infittiscono il settore, strangolato da un reticolato di provvedimenti e resistenze non più digeribili, è arrivato.
    È anche vero che la citata Commissione non potrà risolvere tutte le criticità del settore, non è questa la sua missione. C’è, però, che, nel solco della centralità della politica siciliana, sarà possibile restituire trasparenza e credibilità alla Formazione professionale, che tanto ne ha bisogno, raccogliendo preziosi elementi, indispensabili per procedere speditamente alla riforma – per via legislativa – del settore formativo, vecchia di 38 anni. In tal modo, si potrà misurare realisticamente gli effettivi strumenti in campo per salvaguardare e tutelare la platea degli operatori della Formazione professionale in una nuova dimensione che potrà prevedere accanto agli enti formativi virtuosi e rimasti indenni dallo tsunami, altri soggetti che potranno potenziare la qualità dell’offerta formativa regionale che non può non essere garantita ai siciliani.
    È davvero strano, come dicevamo, che l’ars non si sia data una smossa facendo partire i lavori della Commissione parlamentare d’indagine sulla Formazione professionale.
    Eppure, lo ribadiamno, è sotto gli occhi di tutti come il settore della Formazione professionale rimanga una sorta di polveriera pronta ad esplodere drammaticamente non solo dal punto di vista sociale. Fatti che ne giustificano l’insediamento ve ne sono a iosa. L’ultima novità in ordine di tempo è costituita dagli effetti della pronuncia n.312/2015 del Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, che accogliendo il ricorso di un gruppo di enti formativi ha polverizzato il decreto assessoriale del luglio 2013 di approvazione delle ‘Direttive per l’accreditamento degli organismi formativi in Sicilia’. In poche parole, il sistema formativo regionale in atto è momentaneamente orfano delle regole per l’accreditamento ed i soggetti gestori, impegnati sulle tre filiere, Interventi, Servizi e Istruzione e Formazione professionale (IeFp ex Oif), non possono incamerare le quote di finanziamento corrispondenti ai progetti formativi in essere. Oltre il danno la beffa. Quanti errori compiuti dai primi due Governi Crocetta nel settore della Formazione professionale.
    Vi e di più, l’amministrazione regionale – è bene rilevarlo – è impossibilitata, ad oggi, ad emettere decreti di finanziamento proprio a seguito degli effetti della citata sentenza del Tar. È questo stato di cose si intreccia con il delicato momento di avvio della terza annualità dell’Avviso 20/2011 finanziata con le risorse del Piano Giovani, di avvio delle annualità formative dell’Iefp e di prosecuzione dell’attività di orientamento e di politiche attive del Lavoro da parte del Ciapi. Ed intanto, i lavoratori tragicamente sommano, mese dopo mese, le retribuzioni giunte oramai, in media, a 18 con punte che superano i 24 mesi. Macelleria sociale, quindi, per via di 3500 licenziamenti ed impoverimento per effetto della mancata corresponsione delle spettanza maturate. Ecco i motivi per agire e verificare cosa c’è sotto.
    Senza dimenticare le recenti pronunce della magistratura amministrativa sul gettone di presenza da riconoscere agli allievi e non previsto nella direttiva di programmazione della citata terza annualità dell’Avviso 20, emessa dall’amministrazione regionale nell’ottobre scorso. Ed ancora, come non tenere conto degli effetti prodotti dall’Ordinanza n.23, pronunciata lo scorso 14 gennaio dal Consiglio di giustizia amministrativa, che ha accolto il ricorso di ‘Ted Formazione professionale’ sulla violazione dell’articolo 4 ed del punto 8.3 dell’articolo 8 del richiamato Avviso 20/2011. In sintesi, significa che l’amministrazione regionale avrebbe dovuto scorrere la graduatoria dell’Avviso 20/2011 ogni qual volta, per rinuncia o revoca che un ente fuoriusciva dal regime di finanziamento. E questo non è successo, anzi le risorse liberate non si sa che fine abbiano fatto. Qualcuno sostiene, addirittura, che siano state utilizzate, in parte o tutte, per finanziate il progetto ‘Prometeo’ presso il Ciapi. sarà così? che lo si verifichi. Progetto, quest’ultimo, da subito pieno di problemi e che ha assorbito solamente circa 600 lavoratori, licenziati o sospesi dagli enti di appartenenza, anziché i 1415 dichiarati idonei a seguito di regolare bando pubblico del 20 dicembre 2013. Perchè? Si faccia chiarezza.
    Questi sono solamente alcuni esempi, gli ultimi – come dicevamo – in ordine di tempo, che danno il senso del caos nella gestione politico-amministrativa in cui è relegato il settore della Formazione professionale. Esempi se ne possono fare altri, ma la questione non cambia: la Commissione parlamentare d’indagine e studio sulla Formazione professionale non può più restare relegata nel dimenticatoio. La politica, il Parlamento siciliano e la deputazione regionale, dunque, si convincano responsabilmente che di formazione professionale dovranno pur occuparsene. E prima questo accade e meglio sarà per tutti. Non si può ancora attendere o solamente attende l’esito dei procedimenti giudiziari per svegliarsi una mattina e rendersi conto che le cose sono cambiate. Anche la politica ha il dovere di fare fino in fondo la sua parte. Senta il carico di responsabilità, ci metta la ‘faccia’ ed il ‘naso’ su quanto finora accaduto nella Formazione professionale.

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