domenica, 12 Aprile 2026
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    Don Giuseppe D’Oriente: “Le tasse le pagano i più poveri”

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    “Don Giuseppe è un grande!”, “l’arciprete non ha fatto sconti a nessuno”, “bravo, ci voleva!”, “finalmente hanno avuto pane per i loro denti”. Questo ed altro sempre sullo stesso genere si sono detti i favaresi che ascoltavano le riflessioni dell’arciprete al termine della processione del Venerdì Santo. Non sono riusciti a trattenere l’applauso. Intanto alcuni politici presenti inghiottivano il rospo.

    “Le festività che stiamo vivendo ci invitano a dedicare la nostra vita al servizio degli altri e questo vale di più per chi ha responsabilità in qualsiasi ambito. E’ vergognoso il ricorso delle famiglie al prestito per pagare le tasse. Non si può chiedere più di quello che si ha”. Una sorta di doccia fredda per i politici e voce ai silenziosi, alle fasce deboli, ai poveri costretti a fare la scelta tra il pagare i tributi o acquistare beni di prima necessità.

    “Qualche mese fa era stato detto che il 20 per cento detiene l’80 per cento della ricchezza nazionale. Di ieri mattina la notizia di 12 milioni di famiglie che vivono sotto la soglia di povertà. Mentre nel pagamento delle tasse si rivoltano i termini e si chiede ai poveri di reggere il peso maggiore. Questa è una insana gestione a livello nazionale, regionale e locale”.

    Parole pesanti come macigni che schiacciano i responsabili e, nello stesso tempo, danno consolazione alla popolazione.

    “Nella nostra città, una parte consistente del misero reddito dei poveri viene assorbito dalle tasse”.

    Ed è entrato nello specifico. “Basta citare il costo del servizio di igiene di circa 460 euro all’anno e del servizio idrico, 250 euro, la loro somma supera il costo dell’acquisto del pane della famiglia per un anno. Difficile trovare in altri posti il degrado nel quale vivono le famiglie nel centro sporico. Neppure nel 1950 c’era quello che c’è nel quartiere dietro la chiesa del Carmelo. Tutti abbiamo il dovere di aiutare l’altro. Il Palazzo deve salvaguardare e non sfruttare”.

    E gli “inquilini” del Palazzo, alcuni politici presenti, mugugnavano ché l’arciprete doveva fare un discorso sulla pace, che c’entrano i poveri? E poi perché non ci pensa la Chiesa ai poveri?

    Hanno le fette di prosciutto sugli occhi e la faccia di bronzo, come se non sapessero che oggi ai poveri, in sostituzioni di chi governa la città, provvede il volontariato cattolico, i parroci e i frati francescani.

    Don Giuseppe ha ricordato anche i “70 dipendenti del Comune che rischiano di perdere il posto di lavoro”.

    “Noi dobbiamo scegliere i nostri governanti tra le persone responsabili che cercano il bene comune, non il bene personale. Non si vende il voto che i soldi ricevuti se li riprendono con gli interessi”.

    Un altro momento forte è stato quando ha citato Isaia: “Guai a quelli che aggiungono casa a casa, che uniscono campo a campo, finché non vi sia più spazio, e così rimaniate soli ad abitare in mezzo al paese… Le vostre donne si adornano con monili braccia e gambe… Queste cose vi cadranno addosso perché voi sfruttate il debole e il povero”.

    I favaresi hanno applaudito il loro arciprete e io da favarese, personalmente, lo ringrazio per essere accanto alla gente. Di più, perché ne fa parte e noi con lui della nostra Favara.

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