Acqua – Si apre realmente la speranza di abbassare i costi del servizio essenziale con una tariffa unica in tutta la provincia e la condivisione delle risorse idriche .

Il sindaco di Ribera  ha ribadito che l’Ati “deve immediatamente provvedere a inviare le diffide ai Comuni che non hanno consegnato le reti, anche in considerazione che adesso la gestione del servizio idrico è nelle mani dello Stato”.

Si va avanti sulla strada giusta della gestione pubblica con tutti i 42 Comuni dentro. Un Ati omogeneo per rendere l’acqua meno costosa e un servizio adeguato”. E’ il commento di Anna Alba, sindaca di Favara che ha partecipato all’incontro nella sede municipale di Ribera dei 27 Comuni consegnatari, presente anche il sindaco di Sciacca, Francesca Valenti, che è anche presidente dell’ATI. Ovviamente, la sua presenza di oggi è di rappresentante istituzionale del Comune di Sciacca, consegnatario di reti.

“Nessuna voglia di vendette- ha detto Pace il sindaco di Ribera nella sua premessa- ma è necessario fare chiarezza immediata per tracciare un nuovo solco che non può trascendere dalla gestione pubblica del servizio idrico integrato”.

Pace ha ribadito che l’Ati “deve immediatamente provvedere a inviare le diffide ai Comuni che non hanno consegnato le reti, anche in considerazione che adesso la gestione del servizio idrico è nelle mani dello Stato”.

Oggi, in buona sostanza, non è più tollerabile che la gestione del servizio idrico in provincia di Agrigento evada quel principio sancito dalla legge sulla unicità dello stesso servizio, che significa condivisione delle risorse con tutti i Comuni che compongono l’Ati.

Del resto, anche il sindaco di Sciacca ieri sera, nella seduta consiliare nella quale si è discusso anche della tematica, ha precisato, pure nella sua veste di presidente dell’Ati, “che un Consorzio speciale per la gestione del servizio deve comprendere tutti”. Tutti significa rimuovere quel muro dove da una parte  vi sono 27 Comuni che hanno ceduto le reti in obbligo di legge, dall’altra vi sono i 16 Comuni che non hanno consegnato le risorse. Il fine ultimo è quello di avere la massima disponibilità di acqua da erogare a tutti i 43 Comuni con lo stesso prezzo, senza più acquistare acqua da Siciliacque al costo simil a quello dello champagne.

Un altro argomento saliente è quello affrontato, nel suo intervento, dal sindaco di Montevago e deputato regionale, Margherita La Rocca Ruvolo. “Dobbiamo sollecitare una riunione con il Governo regionale per affrontare l’anomalia della società Siciliacque (Società nella quale la Regione detiene azioni) che vende l’acqua all’ingrosso ad un prezzo esoso e che non ha precedenti in Italia”. Ricordiamo che sull’acqua fornita da Siciliacque pesa un canone imposto dalla Regione di otto milioni di euro e come se non bastasse anche il 25% di utili.

 

sop