Vincenzo Bonsignore, il carabiniere di Castelvetrano che sfidò la ‘ndrangneta, ha ricevuto un riconoscimento dal Ministero della Difesa come Sottotenente del ruolo d’onore dell’Arma dei carabinieri significato direttamente all’interessato da parte del capitano dei carabinieri Davide Colangeli.

Proprio un anno fa, lo stesso Bonsignore, aveva ricevuto l’onoreficenza di Commendatore della Repubblica conferitagli da Sergio Mattarella.

Un uomo dedito allo Stato, fedele alla divisa che ha indossato e che oggi sente di indossare ancora aggiunge un altro riconoscimento ai suoi meriti sul campo. Un eccellente uomo è stato per anni comandante delle stazioni di Santa Margerita Belice e Menfi.

Dietro quella divisa un uomo schivo e lontano dei riflettori ma che ha sempre assolto il suo dovere ottenendo la medaglia Mauriziana per il 10 lustri anni di carriera militare e anche la medaglia d’oro al merito del comando generale dell’Arma dei carabinieri.

Nel 1966 ricevette la cittadinanza onoraria dal sindaco di Menfi e dopo poco anche quella di Santa Margherita Belice.

Nei suoi ricordi vivono i difficili tempi vissuti nella stazione di San Luca nella Locride, a Bovalino, dove ha ricevuto minacce di morte e danneggiamenti.

Vincenzo Bonsignore è stato sempre visto come un buon padre di famiglia per la comunità, per il suo impegno e amore per il suo compito che lo ha distinto e inserito tra i più quotati e titolati marescialli d’Italia.

Raccontò, in una trasmissione Rai, allora condotta da Pippo Baudo, il ritrovamento di una statua rubata dalla residenza estiva del Principe di Salina.

Bonsignore, adesso in congedo, si gode la sua città e con il passare degli anni raggiungerà il grado  maggiore nel ruolo d’onore dell’Arma dei carabinieri.

sop

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