Lilia Alba

A dare nuova vita a “La storia della bambola abbandonata, ieri sera, venerdì 14 giugno, i giovani ed i giovanissimi attori del neo-nato Laboratorio “Teatro sinergico” apprestato in seno alla Parrocchia San Giuseppe Artigiano di Favara.

Ieri sera vi è stato il battesimo del neo-nato Laboratorio “Teatro sinergico” sorto in seno alla Parrocchia San Giuseppe Artigiano di Favara grazie alla volontà, all’impegno ed alla caparbietà del parroco Uriel Ortiz e dell’instancabile operatore culturale Lillo Trupia che, da decenni, si prodiga per fertilizzare il terreno culturale della cittadina dell’Agnello Pasquale.

IMG-20190615-WA0026Il Laboratorio, originariamente immaginato come oratorio è, oggi, una bellissima realtà pensata precipuamente per offrire non solo ai giovani, ma anche ai giovanissimi, un prezioso spazio in cui esplorare la propria personalità, esprimersi, comunicare, socializzare… grazie alla valenza di un’attività altamente formativa qual è quella teatrale, vera e propria palestra di vita. L’obiettivo del Laboratorio, afferma Lillo Trupia, con la sua consueta umiltà, è quello di stimolare la crescita positiva e sociale del bambino, di fargli acquisire le basi del linguaggio teatrale al fine di espandere le proprie capacità di espressione ed introspezione. Il teatro, dunque, con lo sfondo di una bellissima fiaba come quella de “La storia della bambola abbandonata”, si pone come un percorso idoneo a stimolare la creatività e le potenzialità comunicative dei bambini in un contesto ludico ed altamente socializzante. “La storia della Bambola abbandonata” è un testo teatrale scritto da Giorgio Strehler ispirandosi ad un testo del drammaturgo spagnolo Alfonso Sastre ed al testo di Bertolt Brecht “Il cerchio di gesso del Caucaso” e che, per i talentuosi attori in erba, è stato ridotto e rielaborato dall’ infaticabile Lillo Trupia che ne ha curato anche la regia. Un lavoro particolare, pensato non solo per i bambini ma anche per il bambino che è in ognuno di noi. Forse un po’ smarrito, ma pur sempre presente nella sua capacità di stupirsi, nella sua sete di Giustizia, nella sua ricerca del bello e del giusto. I giovani ed i giovanissimi attori, “giocando”, hanno svolto, con la serietà e l’impegno dei grandi, un lavoro collettivo in sinergia tra loro e con gli adulti. Lavoro che non è solo di teatro ma è qualificabile, indubbiamente, quale lavoro collettivo sulla società.
Si è dato inizio allo spettacolo con un’esibizione alla tastiera, con monologhi ed un dialogo, per passare, I di, alla rappresentazione.
Questa la trama: un gruppo di bambini gioca in una delle nostre piazze lamentandosi di non poter far altro che giocare con un pallone.

La monotonia è spezzata da una spumeggiante Mary Poppins (Lina Zucchetto) che ha coinvolto bimbi e spettatori nel canto “Ci vuole un fiore” e da un simpatico spazzacamino – venditore di palloncini (Pino Maniscalco) che cattura l’attenzione dei bimbi raccontando loro la favola della bambola abbandonata.

Una ricca, viziata e prepotente ragazzina, Lolita, butta via la sua costosa bambola perché rovinata; Paca, figlia della donna di servizio presso la ricca famiglia, la trova, ne ha cura, la rimette a nuovo grazie ad un amico ciabattino. Non appena Lolita riconosce la sua bambola la rivuole indietro ed allora lo straccivendolo Stefano Cuppularu (persona – personaggio favarese venuto a mancare qualche anno fa) viene chiamato a vestire i panni di “giudice” per stabilire a chi spetti il giocattolo.

Le contendenti vengono poste all’interno di un cerchio di gesso e sono invitate a tirare, ciascuna, la bambola dalla loro parte con tutte le forze. Il giocattolo sarà assegnato a chi metterà più foga nel tiro, uscendo dal cerchio con l’oggetto del contendere in mano. Paca, però, temendo di fare del male al giocattolo che ama con tutto il cuore non oppone resistenza, così la bambola viene assegnata a Lolita.

Il giudizio, tuttavia, non soddisfa né bimbi che hanno assistito alla scena né il venditore di palloncini che, dopo averli interrogati sulla correttezza di quanto stabilito, pronuncia il suo verdetto inappellabile, approvato all’unisono dai bambini perché sentito intimamente ed istintivamente come giusto. Il giocattolo spetta non a Lolita che lo ha ricevuto, senza alcun merito, grazie al denaro, ma a Paca perché gli ha dato amore e ne ha avuto cura.

Una fiaba delicata, uno spettacolo senza tempo, sempre attuale, nonostante sia andato in scena, per la prima volta, nel 1976, una storia che fa riflettere i bimbi e stimola il bambino presente, sebbene sopito, che alberga nell”adulto. Una scelta sicuramente azzeccata quella di Lillo Trupia, validamente coadiuvato dal Team costituito da Pino Maniscalco, Lina Zucchetto e Antonietta Cavaleri (direttrice di scena). Un’iniziativa sicuramente lodevole ed, anche, altamente impegnativa dal momento che Lillo Trupia ha promesso che è ferma la sua volontà, unitamente a quella di padre Ortiz e dei suoi collaboratori, di farne una realtà perenne.

L’augurio è, dunque, che il Laboratorio ” Teatro sinergico” possa mettere salde radici nel terreno favarese per dare buoni frutti, perché il nostro è un paese che ha fame di cultura ed ha bisogno di persone che, con il loro impegno disinteressato e profuso a piene mani , possano sfamarlo.

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