Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

 

Il vecchio Karl Marx aveva perfettamente ragione nel definire la religione come l’oppio dei popoli, qualcuno addirittura l’ha definita come la dinamite dei popoli. Ed è vero, perché se come religione intendiamo una accozzaglia di normative, codici, di precetti o un insieme di riti liturgici, si avrà solo divisione, scontro, crociate inutili e indifferenza. Il cristianesimo non è una religione, ma è fede in un Dio che si incarna nella storia dell’uomo, facendosi uomo in Gesù Cristo per accogliere l’uomo e amarlo cosi com’è.

Concepire Gesù come il Dio fatto uomo, come Verità assoluta che ci rende liberi e la sua Parola accolta come uno specchio in cui specchiarci per raggiungere la vera perfezione, ci aiuta a discernere ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è umanità e ciò che è sete di potere e di dominio. Una conoscenza approfondita di Cristo fatta di ascolto e di relazioni vere, intessute con lui e i fratelli, eviterebbe schieramenti fra chi crede in lui e chi non crede, fra chi è bianco e chi non lo è…. per evitare fazioni che degenerino in conflitti di ogni tipo.

Qualche mese fa scrissi un articolo dal titolo Dio è Partigiano, fece scalpore, ricevetti una marea di insulti… così come è usuale oggi.

Il termine parteggiare, significa che non si è neutrali o indifferenti e Dio non lo è. Prende parte ascoltando il grido dei poveri, degli anawim, invia Gesù che viene per gli ultimi, per quelli che nella società non contano nulla.

Avere fede in Cristo che predica e vive la tolleranza, l’accoglienza, il rispetto e il dialogo conciliante verso coloro che non la pensano come noi e che non accolgono la sua Parola è saperlo imitare. Se la religione è oppio dei popoli la vera fede in Dio è invece «l’adrenalina dei popoli» che porta «il morso del più» più visione, più coraggio, più creatività, più fuoco.

È proprio vero, Gesù getta fuoco sulla terra, porta divisione in famiglia, nella società e persino nella Chiesa, perché rovescia una mentalità bigotta, chiusa, egoista, incapace di ascoltare il prossimo che è in difficoltà perché ripiegata su se stessa.

Tutto il suo Vangelo è un fuoco che divampa e che annuncia la liberazione per le donne sottomesse e schiacciate dal maschilismo; per i bambini, proprietà dei genitori; per gli schiavi in balia dei padroni; per i lebbrosi, i ciechi, i poveri. Si è messo dalla loro parte, li chiama al suo banchetto, fa di un bambino il modello di tutti e dei poveri i principi del suo regno, sceglie sempre l’umano contro il disumano.

La parola di Gesù, non mette in pace la coscienza, ma la risveglia dalle false paci! Ci sveglia dalla pace apparente, sostituendola con un modo più vero di intendere la vita.

Il Vangelo non è un bavaglio, ma un megafono. Ci fa voce di chi non ha voce, ci abilita a lottare in mezzo alle ingiustizie, non ci rende mai passivi, mai senza fuoco.

Dio non ci vuole come dei pecoroni che abbassano la testa e seguono il guru del momento che magari semina il fuoco dell’intolleranza e dell’odio, ma tramite la sua Parola ci invita non omologarci a non conformarci alla mentalità di questo secolo, ci invita a lottare e non temere i conflitti per la giustizia e il riscatto dei poveri. Ci invita ad avere una testa pensante e un cuore ascoltante. Il cardinale Martini diceva che la differenza decisiva non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa. Tra chi si domanda che cosa c’è di buono o di sbagliato in ciò che accade, e chi non si domanda più niente.

Dio non vuole devoti che brandiscono rosari e riscaldano i banche delle chiese, ma credenti che sanno donare il loro tempo per il prossimo, credenti che fanno della preghiera e dell’eucarestia il punto di partenza per seminare il bene. Il vero cristiano non usa la religione per respingere, odiare, avere pieni poteri, uccidere o lasciare uccidere, ma usa la fede per accogliere, salvare, amare e servire ogni uomo e donna perché della stessa famiglia, quella umana, facendo divampare il fuoco dello Spirito seminato in ognuno di noi per essere testimoni scomodi del Vangelo.