Nel settecento un’ artista trapanese Rocco Jacopelli ha realizzato varie opere nel nostro territorio come le due statue raffiguranti san Gerlando e san Libertino custoditi presso la Cattedrale e le due statuine raffiguranti i santi Agostino e Tommaso presso l’Aula di Teologia del Collegio omonimo.
Il Crocifisso in questione, custodito nel Palazzo Arcivescovile di Agrigento è stato sottoposto al restauro conservativo, dal restauratore Roberto Pecoraro e diretto dall’Ufficio Ben i Culturali della Curia.
Dal punto di vista conservativo l’opera presentava lesioni nelle braccia e nelle gambe a causa di una mancanza di gancio di sostegno, che non permetteva di scaricare equamente il peso di tutto il corpo. L’aspetto esteriore risultava pesantemente manomesso con alterazioni cromatiche, dovute a vernici ed olii ossidati, con un aspetto ambrato, occultando l’originario incarnato.
Il restauro ha permesso di far chiarezza sulle fattezze originarie del Crocifisso, così come sono state pensate dal suo scultore.
Grazie alla sinergia tra figure come lo storico dell’arte e il restauratore si è cercato di capire la tecnica esecutiva e pittorica del manufatto.
Dall’osservazione sotto lente con lampada UV sono stati riconosciuti le varie sovrapposizioni di ritocchi, olii e vernici invecchiati in modo da preservare lo strato originale.
L’intervento di restauro si è suddiviso in diversi step, Quella più importante e più delicata è stata la pulitura delle vernici alterate che occultavano la scultura; le principali fasi di restauro adottate sono state: spolveratura, consolidamento della pellicola pittorica, trattamento antitarlo, pulitura, verniciatura, stuccatura, reintegrazione pittorica.
Nel recupero della pellicola pittorica originale si è fatto chiarezza sulla tecnica pittorica applicata, ovvero una sovrapposizione di stesure di Biacca e olio a velature dai toni più freddi a quelle più calde fino ad arrivare al tono dell’ incarnato , al posto della comune preparazione di gesso/colla animale.
Nel recto della scultura i segni della sgorbia sono stati lasciati abbozzati in modo evidenti e non lavorati finemente .
La scultura esibisce una particolare impostazione iconografica, diffusa sul territorio agrigentino nel Settecento. Una “raffinata ricercatezza” con cui sono resi i particolari anatomici ben proporzionati, ove le tumefazioni e le escoriazioni del corpo di Gesù sono affidate a soluzioni di natura pittorica piuttosto che scultorea, che si distanziano dalla tradizione passata.
Preservare un’opera d’arte , come dice il restauratore, significa conservare la memoria e l’identità culturale del proprio territorio, che sia una scultura, un monumento o un qualsiasi oggetto.











