Abbiamo pubblicato le considerazioni di Alfonso Buscemi della Cgil sull’opportunità di intitolare una via di Campobello di Licata a Sergio Ramelli, adesso per il diritto di replica diamo spazio a FdI.
Adriano Barba
Presidente Provinciale Fratelli d’Italia
“In merito al dibattito accesosi in questi giorni a Campobello di Licata sulla mozione dedicata a Sergio Ramelli, ritengo doveroso fare chiarezza.
In questa città esistono vie intitolate ai principali fondatori della dittatura proletaria comunista con conseguenze terribili in termini di vite umane, come Marx e Lenin, e persino a Che Guevara. Figure che rappresentano regimi responsabili di crimini orribili contro cattolici, dissidenti e chiunque non fosse allineato ai dogmi del partito comunista. Quei nomi portano con sé una scia di sangue e milioni di vittime ed in alcuni paesi i regimi nati sotto di loro continuano a privare le persone di libertà e diritti ancora oggi.
Invito dunque certi esponenti della sinistra locale a fare pace con la propria storia prima di lanciarsi in accuse vergognose contro la memoria di un ragazzo innocente, assassinato per le sue idee.
Sergio Ramelli fu brutalmente ucciso con una chiave inglese a soli 18 anni, non perché fosse un attivista fascista, ma perché aveva osato scrivere un tema contro le Brigate Rosse e aveva frequentato la sede del Fronte della Gioventù. Prima venne linciato verbalmente, poi fisicamente. Questo non è “fascismo”, è un assassinio vile.
Se in passato a Campobello si è persino dedicata una via a Stalin (poi rimossa), e ancora oggi resistono intitolazioni a Marx e Lenin, allora siamo davvero di fronte a un paradosso. Non si può continuare a giustificare una storia macchiata da oltre 100 milioni di morti sotto i regimi comunisti e, nello stesso tempo, negare la dignità e la memoria a una giovane vittima degli anni di piombo.
Fortunatamente, in molte città italiane, anche amministrate da giunte di sinistra, si è deciso di intitolare vie a Sergio Ramelli. Perché la memoria delle vittime della violenza politica deve servire da monito per le nuove generazioni e deve unire, non dividere.
È vergognoso vedere, ancora oggi, come qualcuno tenti di strumentalizzare la storia di Sergio, per etichettarlo e infangarlo, solo perché non apparteneva al loro campo politico.
Sono certo che il buon senso prevarrà. E mi auguro che i cittadini di Campobello di Licata vogliano invece riflettere su un segnale di vera pacificazione: cancellare le vie dedicate a Marx e Lenin, sostituendole con due intitolazioni simboliche — a Sergio Ramelli e a Ivo Zini. Due giovani, di opposte appartenenze politiche, entrambi caduti vittime della barbarie degli anni di piombo.
Perché noi i conti con la storia li abbiamo già fatti, da tempo. Coloro che ancora non l’hanno fatto sono gli stessi che ancora oggi si ostinano a negare dignità e memoria alle vittime che non gli piacciono.”











