sabato, 24 Gennaio 2026
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    RADICI CHE PESANO

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    Restare in Sicilia, tra pressioni, sogni e una terra che spinge via e trattiene

    di  Clelia Di Pietro

    Tre anni fa ero in mezzo al mare – con tutti i miei vestiti addosso e la testa piena di ansia e pressioni. Nessuno me le aveva messe addosso, tranne me.
    Avevo due opzioni: continuare ad annaspare o cominciare a nuotare, sperando di trovare una direzione.

    Ho scelto la seconda. E da allora, una terraferma ho iniziato a scorgerla, anche se non ci sono ancora arrivata.
    L’isola mi ha trattenuta, ora sembra pronta a lanciarmi. Dove? Non lo so.
    Ma mi sto per lanciare. Questo articolo è la mia terraferma.

    Mi chiamo Clelia e vengo da un paesino nel profondo Sud di quest’isola incandescente. Studio nella Milano del Sud e mi mancano solo pochi esami per arrivare alla laurea, e la domanda che mi tormenta da due anni a questa parte è quella che arriva, prima o poi, a tutti nella vita:

    E dopo?”

    (Se non è la vostra testa, saranno le teste degli altri a chiedervelo).

    Ma cosa potrebbe saperne una ragazza di soli 22 anni, che viene dal punto in cui l’isola sussurra all’Africa, nella parte più orientale della Sicilia, riguardo al suo futuro?
    Ci sono due bivi principalmente: o diventare qualcuno o far diventare qualcuno qualcuno, e questa seconda opzione è la più comune.

    Una si laurea, inizia un lavoro sotto a un capo, e così fino alla pensione (se ci arriva).

    Ma è davvero tutto qui? C’è soltanto questo?

    Per me, con due genitori che sono sempre stati semplici operai, sì. Se nasci con qualche contatto giusto o una spinta alle spalle, la strada è subito più in discesa.
    Ma per chi, come me, è nato/a senza una stella-guida, è un po’ una “camurrìa” trovarsi una strada.

    C’è chi se ne va da quest’isola, addirittura da questo stivale. Quanti amici e amiche non ho più con me per questo motivo!
    Ma quanta forza ci vuole ad andarsene dalla propria casa? Sono questi i veri eroi, non quattro “quaquaraquà” con il vitalizio.

    Chista è a zita“, devi sentirti pure dire dagli anziani di paese che ormai si sono fatti la loro vita grazie a un albero di ulivo ceduto in dote in cambio di una villa in mezzo al mare.

    Quindi la domanda sorge spontanea: conviene restare o andare via?
    Ma la risposta a questa domanda è la stessa di quella di prima riguardo al cosa fare dopo.

    Una cosa di cui sono convinta la so: penso che, se si ha qualcosa di davvero forte in cui credere, non c’è bisogno di andarsene dall’altra parte del mondo, di mandare tutto all’aria, di scappare.
    Ciò che serve a me è già qui. E io, da qui, non me ne vado.

     Clelia Di Pietro

     

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