E’ stato scoperto e chiuso il gruppo facebook “Mia moglie”, tutto al maschile, riservato esclusivamente a mariti, fidanzati e compagni.
Questi postavano foto scattate di nascosto alle proprie mogli e/o fidanzate e/o compagne, mentre si spogliavano o facevano la doccia o comunque in piane intimità, per darle in pasto a tutti gli altri loro degni commilitoni di egual pasta fatti.
Gli iscritti al gruppo social
C’erano 32 mila iscritti nel gruppo social. Ma solo una parte di loro postava foto della propria partner, all’insaputa di lei e quindi senza il consenso di lei. La maggior parte degli iscritti non postava, ma guardava avidamente tutte le foto delle partner altrui.
Adesso, chiunque a gridare allo scandalo. Ma solo adesso che si è diffusa la notizia ed il gruppo facebook è stato rimosso.
Ma perché non si fanno adeguate ricerche per chiudere tutti gli altri gruppi e pagine social similari?
Il web si è mobilitato contro questo gruppo in cui venivano condivise immagini di donne ignare, ritratte in momenti intimi. Segnalato alla Polizia Postale e a Meta, è stato subito rimosso, una volta effettuati i dovuti rapidi accertamenti. Ma tutti gli altri gruppi e pagine?
La comunicazione di Meta
Il portavoce di Meta ha comunicato: ”Abbiamo rimosso il Gruppo Facebook ‘Mia Moglie’ per violazione delle nostre policy contro lo sfruttamento sessuale di adulti.
Non consentiamo contenuti che minacciano o promuovono violenza sessuale, abusi sessuali o sfruttamento sessuale sulle nostre piattaforme. Se veniamo a conoscenza di contenuti che incitano o sostengono lo stupro, possiamo disabilitare i gruppi e gli account che li pubblicano e condividere queste informazioni con le forze dell’ordine”.
Già l’elenco degli iscritti al gruppo social è stato chiesto ed ottenuto dalle forze dell’ordine. Vedremo cosa succederà.
Il precedente caso di Unsee
Nello scorso gennaio era esploso il caso di “Unsee”, il sito in cui si esponevano corpi di donne ignare, le cui foto venivano viste, scaricate e condivise senza limiti.
Ma chissà quanti altri casi simili esistono. Casi nei quali gli organizzatori di pagine e gruppi social o i proprietari delle piattaforme di web-site veri e propri guadagnano un bel po’ di soldini, magari inserendo banner pubblicitari o avvalendosi di altri metodi.
Il portavoce di Meta assicura che saranno disabilitati tutti i gruppi e le pagine similari, ma affinché ciò avvenga bisogna prima venirne a conoscenza, ma non è facile, vista l’innumerevole mole di pagine e gruppi facebook.
Chi sa dovrebbe segnalare.
In quale società viviamo?
Resta l’interrogativo: ma in quale società viviamo?
Un interrogativo che -così posto e non adeguatamente approfondito- ci lascia sul generico. Ma è giusto così, perché non siamo tuttologi né specialisti di questa materia così delicata.
Ma il problema c’è e va posto con convinzione e con evidenza!
Poi, ognuno -per quanto di propria competenza- dovrebbe occuparsene.











