sabato, 14 Febbraio 2026
Altro
    HomeFrancamenteFavara e il “nuovo” trasporto pubblico: la rivoluzione che non sale sull’autobus

    Favara e il “nuovo” trasporto pubblico: la rivoluzione che non sale sull’autobus

    -

    Riceviamo e pubblichiamo 
    Salvatore Matina 

    Favara inaugura il nuovo anno con squilli di tromba e fuochi d’artificio: arriva il “nuovo” servizio di trasporto pubblico urbano.

    Le virgolette, anche qui, non sono un vezzo stilistico ma una necessità morale.

    Perché basta leggere la nota trionfalistica del sindaco per capire che, dietro l’annuncio epocale, si nasconde una verità piuttosto banale: di nuovo c’è poco, pochissimo. Più che una riforma, una rinfrescata al comunicato stampa.

    In perfetto stile gattopardesco, tutto cambia affinché nulla cambi. Ma raccontato con entusiasmo, che fa sempre scena.

    Favara, del resto, è una città modello. Modello di congestione, di traffico perenne, di parcheggi creativi in doppia e tripla fila.

    Una città dove l’auto non è una scelta, ma una compagna di vita obbligata, perché le alternative semplicemente non esistono. E proprio qui il trasporto pubblico dovrebbe fare la differenza, diventare credibile, efficiente, indispensabile.

    E invece no.

    Il “nuovo” servizio non prevede corse pomeridiane né serali: evidentemente a Favara dopo una certa ora non ci si muove, non si lavora, non ci si ammala.

    Nessun collegamento con la stazione ferroviaria di Aragona Caldare, utilizzata ogni giorno da pendolari che, a quanto pare, possono arrangiarsi. Nessuna corsa verso l’ospedale, perché la salute può aspettare. In compenso, però, c’è un potenziamento verso gli uffici comunali di San Francesco. Priorità chiare: prima il palazzo, poi – forse – la città.

    E a questo punto sorge spontanea una domanda: dov’è la rivoluzione? Dov’è il cambiamento epocale? Dov’è l’ambientalismo tanto sbandierato? Probabilmente nello slogan, perché nei fatti non se ne vede traccia.

    Una vera rivoluzione ambientale sarebbe qualcosa di leggermente più concreto: autobus fino alle 22, corse frequenti, collegamenti strategici, abbonamenti accessibili e magari legati al reddito.

    Una politica capace di convincere i cittadini a lasciare l’auto a casa, invece di colpevolizzarli per un caos che essa stessa contribuisce a creare.

    Continuare a ignorare tutto questo significa condannare Favara a restare prigioniera del traffico, dell’inciviltà e di una gestione miope della mobilità urbana. Significa anche rinunciare a un possibile risparmio economico per i cittadini, che potrebbero spendere meno in carburante e manutenzione, soprattutto considerando lo stato pietoso delle strade.

    La domanda finale, ormai rituale, riguarda l’intera classe politica locale: possibile che né maggioranza né opposizione riescano mai a partorire un’idea che sia una, utile, concreta e pensata per il bene collettivo? Possibile che ogni annuncio debba trasformarsi nell’ennesimo esercizio di autocelebrazione?

    Favara non ha bisogno di slogan green né di rivoluzioni immaginarie. Ha bisogno di autobus che funzionano, orari sensati e scelte coraggiose. Tutto il resto è solo rumore. E, purtroppo, siamo già fin troppo abituati.

    Articoli correlati

    Ultimi articoli