domenica, 15 Febbraio 2026
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    Nto Ntò vedeva, con gli occhi di un bambino, un mondo senza cattiveria

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    di Maurizio Piscopo
    “Nto Ntò curri appressu a banna ca l’acqua n’un ti vagna!”

    Mi salutava  sempre con un sorriso.

    Girava per il paese con un tamburo di latta.

    Sembrava che  tutte le volte avesse un impegno, qualcosa di urgente da fare.  Dal Carminu, si recava in piazza Cavour e poi in via dei Vespri.

    Non disturbava nessuno, ma in  paese c’era qualcuno senza cuore che  tentava di prenderlo in giro.

    Gli piaceva aiutare gli altri e giocare con i bambini, faceva delle smorfie per divertirli e loro lo capivano ed erano felici.

    Portava un fischietto  e si sostituiva ai vigili.

    Gli piaceva aiutare gli automobilisti all’incrocio di Via Cesare Battisti e Corso Vittorio Emanuele.

    Rimase celebre un’espressione popolare: “I vigili no e iddru si!”

    Chissà cosa scattava nella sua mente quando c’era un funerale, non ne perdeva uno!  Era sempre  presente, accompagnava i morti  al cimitero, anche quelli che non aveva mai conosciuto nella sua vita. In quei momenti si rattristava e non sorrideva più! “Lulu me ma ma to” gli anziani come me lo  ricordano con questa frase,  che ha tanta poesia e musicalità.

    I vecchi quando pensano a Nto Ntò provano un senso di inquietudine e di malinconia per un tempo dannatamente perduto che non tornerà più. Era umile e di grande umanità. Amava profondamente la musica, più di ogni altra cosa.

    Gli piaceva ascoltare la banda e spesso si metteva insieme a loro, li avrebbe voluto dirigere! I musicisti  gli sorridevano e stavano al  gioco.

    Nei suoi occhi ho letto spesso una grande dolcezza, riusciva a vedere un mondo vero senza cattiveria, fatto  di fratellanza,  di pace, senza pericoli, pulito come il sorriso dei bambini…

    Chissà cosa pensava del mondo e cosa vedevano i suoi occhi nelle giornate trascorse per strada insieme alla gente.

    Non gli piaceva rimanere da solo, amava la folla, la festa, i giochi di fuoco lo spaventavano… Si accontentava di poco ed era felice per le cose semplici che gli offriva la vita.

    Gli piaceva la politica, dicono che fosse comunista e si fidasse solo del suo dottore Giacomo Caramazza che l’accompagnava nel seggio per non sbagliare il simbolo del partito.

    Era sempre nei comizi e certe volte distribuiva i fogli elettorali ai presenti. Gi piacevano i dolci.

    Era facile incontrarlo in Piazza dei Vespri dove si svolgeva gran parte della vita cittadina con le piantaiote che portavano al lavoro gli zolfatari e collegavano Favara con Agrigento, dove c’erano di guardia i dodici apostoli, così venivano chiamati gli autisti di piazza che animavano il quartiere con le loro stravaganze e le loro eleganti automobili sempre pulite e profumate con le vecchiette che si volevano sedere davanti…

    Qualcuno mi ha raccontato che Nto Ntò  imitava u zi Pauliddru che era il banditore ufficiale e dava le notizie importanti,   anche quelle dei turni dell’acqua, girando molti quartieri di Favara.

    Si racconta che  una volta Nto Ntò con il suo tamburo si mise davanti alla processione di un Santo e tutti lo seguirono compresa la banda, fino a quando qualcuno si chiese  dove stesse andando la processione che aveva sbagliato strada due volte, lo sapeva solo lui! Era un altro tempo, carico di umanità e saggezza. Allora nel cuore della gente regnava la semplicità e l’umanità.

    Quando i vecchi si allontanavano dalle loro case lasciavano la chiave appesa, se dovevano stare più a lungo la consegnavano al vicino, senza alcun timore, senza nascondere l’oro o il poco denaro sudato frutto di grandi sacrifici. Per il ladro sarebbe stato facile trovare il denaro nascosto nella bottiglia della credenza, nel materasso o sotto un mattone ballerino della cucina. Ma nessuno si azzardava a rubare in quelle case! Allora i bambini erano i figli di tutti. Se uno stava male gli altri rendevano una visita e gli portavano qualcosa, un dolce fatto in casa, una melagrana, un giocattolo di legno, un aquilone.

    Nto Ntò salutava e dava il benvenuto ai forestieri. Chiedeva una sigaretta e la fumava fino alla fine e qualche volta si bruciava il labbro. A lui per essere felice bastava un gelato, un cialdone. A qualcuno più anziano, che lo ispirava chiedeva con garbo di allacciargli le scarpe.

    Nto Ntò con il suo sorriso ringraziava la vita, parlava all’orecchio  della luna e le svelava i segreti delle piccole  cose! Non aveva paura della morte…

    Quando morì il 16 settembre del 2002 molti favaresi parteciparono al suo funerale. Fu una giornata speciale con la banda musicale che volle accompagnarlo, suonando la sua musica preferita in segno di rispetto. Non  dimenticherò mai quel giorno, in cielo c’era l’arcobaleno…

    Per questo articolo desidero ringraziare Carmelo Antinoro, Gerlando Cilona e  Vittorio  Chirminisi.

     

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