sabato, 14 Febbraio 2026
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    Pozzo Monnafarina: acqua all’ATI o solo a Santo Stefano?

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    Continua a tenere banco la questione della realizzazione del pozzo Monnafarina e del suo collegamento alla condotta di adduzione all’acquedotto Voltano.

    La situazione

    Com’è noto, il Comune di Santo Stefano Quisquina fruisce di una deroga legislativa che gli consente di non consorziarsi con l’Azienda Idrica dei Comuni Agrigentini e di gestire il servizio idrico integrato in piena autonomia.

    Quando si è parlato di realizzare, nel territorio di questo Comune e in quello di Castronovo di Sicilia, un pozzo dal quale attingere acqua da portare all’acquedotto Voltano per soddisfare le esigenze dei Comuni serviti da questo acquedotto ed odiernamente consorziati con l’AICA, l’amministrazione comunale di Santo Stefano è insorta.

    La riassunzione del ricorso

    Così ha presentato ricorso prima al TAR e poi -come avrebbe dovuto sin dall’inizio-  al tribunale delle Acque.

    Adesso è braccio di ferro al Tribunale delle Acque sul piano procedurale. Infatti, è stata respinta l’istanza di verifica tecnica avanzata dal ricorrente Comune di Santo Stefano Quisquina e c’è una fase di stallo tecnico che premia, al momento, la linea dei resistenti.

    Al centro del ricorso, presentato contro l’Assemblea Territoriale Idrica di Agrigento e il Genio Civile di Palermo, c’è la realizzazione del progetto nei territori di Castronovo di Sicilia e Santo Stefano Quisquina.

    Il Comune di Santo Stefano Quisquina ha chiesto la nomina di un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) per accertare un presunto e drastico abbassamento del bacino idrico, avvenuto negli ultimi due anni, elemento che metterebbe in discussione la fattibilità stessa dell’opera progettata.

    Il rigetto della verifica tecnica

    Tuttavia, il Tribunale ha accolto le tesi difensive dell’avvocato Girolamo Rubino e dell’Avvocatura di Stato, congelando ogni accertamento tecnico. Secondo i giudici prima di analizzare i dati idrici, il Collegio dovrà esprimersi sulle eccezioni processuali sollevate dalle difese. L’ammissibilità di una perizia tecnica, infatti, resta legata all’esito della valutazione collegiale preliminare.

    L’ordinanza segna un punto a favore delle parti resistenti, che puntano a far valere l’inammissibilità del ricorso per motivi procedurali prima ancora di entrare nel merito scientifico della portata del bacino.

    La parola passa ora all’udienza collegiale, fissata per il 25 marzo 2026, quando il Tribunale dovrà decidere se procedere con il progetto o dare spazio ai timori ambientali sollevati dal territorio.

     

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