«Non fiori, ma opere di bene» e’ diventata una scelta concreta, a partire dalla Quaresima 2026, grazie all’iniziativa di sacerdoti e consiglio pastorale
Un gesto antico che si rinnova nel segno della solidarietà. A partire dalla Quaresima 2026, durante i funerali celebrati in città, le offerte potranno essere destinate esclusivamente alle opere caritative delle parrocchie e ai centri di ascolto. Lo hanno annunciato i sacerdoti di Favara insieme al Consiglio pastorale cittadino con una nota ufficiale diffusa il 18 febbraio 2026.
La decisione affonda le radici nella tradizione cristiana del suffragio per i defunti, che esprime il desiderio di mantenere vivo il legame con chi non c’è più e di accompagnarlo, attraverso la preghiera e le opere di bene, nell’incontro con Dio. «Se viviamo, viviamo per il Signore; se moriamo, moriamo per il Signore» (Rm 14,8), ricordano i promotori dell’iniziativa, richiamando il fondamento teologico della comunione dei santi e della fede nella risurrezione.
La Chiesa, del resto, ha sempre riconosciuto il valore della preghiera per i defunti – «È cosa santa e salutare pregare per i defunti» (2 Mac 12,45) – considerandola un atto di fede e di amore. Con la nuova scelta pastorale, questo gesto spirituale si tradurrà anche in un sostegno concreto ai più fragili.
Il riferimento evangelico è chiaro: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). La carità, dunque, come forma più autentica di memoria e speranza. Un orientamento più volte ribadito anche da Papa Francesco, che ha sottolineato il legame inscindibile tra preghiera e opere di misericordia, in linea con l’insegnamento di Sant’Agostino e San Giovanni Crisostomo.
Nel dettaglio, le offerte raccolte durante le esequie da chi vuole destinarle alla carità non saranno destinate ad altre finalità né gestite da associazioni esterne. L’intero importo confluirà nelle attività caritative delle parrocchie cittadine e dei centri di ascolto. Al termine della celebrazione, la famiglia del defunto riceverà l’elenco degli offerenti e il saldo complessivo della raccolta, in un’ottica di trasparenza e condivisione.
«Non fiori, ma opere di bene» diventa così non solo un’espressione simbolica, ma una scelta concreta che unisce memoria, fede e carità in un unico gesto di speranza per la comunità.












