Nel 2002, ancora ci spaventa il ricordo, abbiamo vissuto a causa della prolungata siccità l’emergenza idrica, in particolare, nei Comuni della fascia costiera dell’agrigentino.

Turni di acqua per poche ore ogni 15 giorni, ad Agrigento nella zona di Via Cavaleri Magazzeni si arrivò ad oltre 20 giorni. Si istituì presso la Prefettura l’unità di crisi e fu nominato un commissario per l’emergenza idrica in Sicilia.

Adesso, strano a dirsi, corriamo lo stesso rischio pur con il verificarsi di piogge alluvionali. Questa volta a causa della politica. Come? Il come è presto detto.

Siciliacque è il maggiore fornitore di Girgenti acque. E quest’ultima ha un debito verso società mista classificata come “impresa pubblica” costituita per il 75% da soci industriali, tra cui VEOLIA, leader nel campo dei servizi per l’acqua, e per il 25% dalla REGIONE SICILIANA, di circa 30 milioni di euro.

Il fornitore ha già ipotecato a garanzia del credito le azioni di maggioranza di Girgenti acque.

Adesso, comunque, la situazione è cambiata in peggio con i provvedimenti da parte della Prefettura di Agrigento con l’interdittiva per mafia e l’altro portato avanti dall’Ati idrico di Agrigento della risoluzione del contratto per inadempienza. L’inquietante domanda è: Siciliacque è disponibile a dare ulteriore credito a Girgenti acque o chiuderà i rubinetti al gestore del servizio idrico di Agrigento.

La risposta dovrebbe già averla nel cassetto la politica, in caso contrario si dimostrerebbe che questo territorio non è assolutamente governato.

L’acqua è un bene essenziale, se, dunque, licenzio Girgenti acque, devo già avere il suo sostituto nella gestione del servizio. E devo averlo nell’immediato, già da oggi, in presenza di un provvedimento interdittivo e, in particolare, a fronte della possibilità, non lontana, di una chiusura di rubinetti da parte di Siciliacque fortemente preoccupata nel recupero del debito e, sicuramente, non disponibile ad aumentarlo.

La politica deve dare garanzie a Siciliacque velocizzando i tempi. Bisognerebbe agire subito e con determinazione per rassicurare i fornitori e di conseguenza l’approvvigionamento idrico alle città.

Dovrebbe l’Ati chiudere immediatamente il rapporto con Girgenti acque, fare in modo che tutte le risorse idriche della provincia siano equamente messe a disposizione dei Comuni, vincendo l’ostilità di alcune città che ritengono la presenza nel loro territorio di fonti idriche come una proprietà esclusiva e programmare una nuova gestione del servizio con tutti i Comuni dentro, perché l’acqua è di tutti e tutti devono pagarla allo stesso costo, senza furbi e fessi.

Del resto, il popolo si è espresso: l’acqua è pubblica, la politica e i politici sono obbligati a rispettare la volontà popolare.

Questa potrebbe essere l’occasione, forse la prima, di riscatto di un territorio oppure si sarà trattato dell’ennesima presa in giro della popolazione. Staremo a vedere.

 

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