Troppo vicina al mare. La casa di Montalbano ricorda al sacerdote il dramma di tantissimi cittadini minacciati dal rischio demolizioni proprio per la loro posizione in prossimità del bagnasciuga e allora per una sorta di singolare protesta, d’accordo con i suoi parrocchiani, in gita nel ragusano, salta la particolare visita alla ricercata meta turistica.

Don Marco Damanti, parroco di frontiera, è molto conosciuto a Favara e a Licata, la sua città d’origine, per le sue battaglie civili condotte anche in solitudine. Chi c’è, c’è, chi non c’è, non c’è, se si convince della bontà di un percorso lo percorre fino alla fine, solo o in compagnia.

Questa volta in compagnia dei suoi amici ha deciso di visitare qualsiasi casa costruita vicino al mare a rischio demolizione, ma non quella, con tutte le autorizzazioni, meta turistica che a rischio demolizione non è.

Meglio una visita di solidarietà a chi con tanti sacrifici ha realizzato la sua abitazione sottoponendosi anche a umiliazioni, piuttosto di aggiungersi ai tanti che vanno a vedere un immobile che in qualche modo ricorda per la posizione le case che dovranno essere demolite.

Ovviamente, don Marco non premia nessuna forma di abuso, ma desidera entrare nei particolari di ogni singola storia per conoscere tutto sul fenomeno dell’abusivismo edilizio, perché una casa non si costruisce nel giro di una notte e, dunque, l’abuso poteva essere fermato immediatamente. Invece, nessuno ha visto nulla per anni.

A Favara, come a Licata per decenni nessuno si è accorto tra i tanti che dovevano controllare, non di una casa, ma di interi quartieri che crescevano regolarmente abusivi.

La casa di Montalbano, dicevamo, è sicuramente in regola, esci e ti trovi già sull’arenile a due passi dal mare, probabilmente con le stesse caratteristiche sognate e volute dai proprietari che temono oggi la demolizione, don Marco, intanto, vuole stare idealmente vicino a chi vedrà perduta una vita di sacrifici. Montalbano, forse, si comporterebbe allo stesso modo di don Marco.