L’ultimo bollettino sui volumi d’acqua negli invasi siciliani, pubblicato dall’Osservatorio dell’Autorità di bacino con dati al primo ottobre, è scoraggiante: soprattutto per le dighe della Sicilia occidentale.
E’ vero che, complessivamente, rispetto ai dati dello steso periodo dell’anno precedente, c’è il 28% di acqua in più, ma è anche vero che la situazione dell’anno scorso era addirittura deprimente.
Invasi dell’agrigentino
Il problema è che le quattro dighe dell’agrigentino (San Giovanni sul fiume Naro, Furore in territorio di Naro, Arancio a valle del fiume Carboj, Castello in territorio di Bivona ed Alessandria della Rocca) hanno meno acqua al primo di ottobre 2025 rispetto a quanto ne avessero al primo di ottobre dell’anno scorso.
Non solo. I loro volumi d’acqua diminuiscono anche a fronte del primo settembre di quest’anno.
L’acqua della dighe di Naro è indispensabile per i vigneti dell’hinterland canicattinese e per le colture ortive dell’area Favara-Mosè-Palma Montechiaro. Così come quella del lago Arancio è altrettanto indispensabile per gli aranceti del riberese. Per non parlare della diga Castello che è indispensabile non solo per i fini irrigui, ma anche e soprattutto per quelli idro-potabili.
Cosa dice il coordinatore della task force
“In realtà, è ancora spaccata in due, con le dighe del versante orientale messe molto bene e quelle ad Ovest che, nonostante le ultime piogge, presentano sempre forti criticità” -dice Salvo Cocina, dirigente generale del dipartimento regionale della protezione civile e coordinatore della task force regionale sull’emergenza idrica.
“L’emergenza idrica,va sottolineato, è tutt’altro che finita, quantomeno sul fronte agricoltura” -dice ancora il timoniere della task force.
Addirittura, il lago Arancio segna il 25% di risorsa in meno su base annuale.
Va meglio, invece, nell’area occidentale, per la diga Rosamarina, a valle del fiume Leonardo, in territorio di Caccamo, dove i volumi sono cresciuti del 33%, e per l’invaso del Fanaco, utilissimo per fini potabili, che nel 2024 era ridotto quasi a pozzanghera e al momento registra due milioni di metri cubi.
Cosa dice il servizio agrometeorologico
I terreni delle campagne siciliane, intanto, soffrono maledettamente.
Il Servizio informatico agrometeorologico siciliano registra che le precipitazioni di settembre hanno contribuito ad un recupero, molto limitato, dei deficit idrici di medio-lungo periodo.
Qui, però, il recupero ha interessato alcune porzioni della Sicilia occidentale, mentre la maggior parte del territorio regionale ha visto aumentare l’ammanco, specie sul settore orientale.
Nella Sicilia orientale, infatti, quest’anno le piogge sono state di gran lungo inferiori alla norma.
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