venerdì, 10 Aprile 2026
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    Canicattì, sfiducia al sindaco:consiglio comunale alla prova del voto

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    Si svolgerà giovedì 9 aprile alle ore 21:00 la seduta del consiglio comunale sulla votazione della mozione di sfiducia al sindaco Vincenzo Corbo.

    I firmatari della sfiducia

    La mozione di sfiducia è stata depositata in segreteria comunale lo scorso 12 marzo ed è stata sottoscritta e presentata dai seguenti 11 consiglieri comunali.

    Si tratta dei consiglieri Angelo Cuva, Gianluca Cilia, Fabio Falcone, Calogero Muratore, Giangaspare Di Fazio, Giuseppe Alaimo, Calogero Restivo e Dario Curto, Daniela Marchese Ragona, Giuseppe Lalicata e Anita Alessi (qui elencati nello stesso ordine con cui si sono sottoscritti).

    La convocazione del presidente

    Il consiglio comunale è stato convocato dal presidente Mimmo Licata nei modi e nei termini stabiliti dalla legge e dallo statuto comunale.

    Prima della mozione di sfiducia, sono state iscritte all’ordine del giorno le “comunicazioni del presidente” che potrebbero riservare delle sorprese in ordine alla posizione stessa del presidente del consiglio comunale rispetto alla mozione di sfiducia al sindaco.

    E’ da ricordare che la lista capeggiata da Mimmo Licata è stata a sostegno del sindaco in carica durante le ultime elezioni comunali, ma nel corso del tempo i rapporti tra i due leader politici locali si sono incrinati, nonostante non sia stata apposta la firma sotto la mozione di sfiducia da parte del presidente.

    Le regole del voto consiliare

    Ad ogni modo è noto che per approvare la mozione di sfiducia occorre il voto favorevole di 15 consiglieri comunali, mentre i firmatari sono soltanto 11.

    Nulla di strano però che, durante l’apposita votazione che avverrà per appello nominale (a sottolineare l’importanza e la solennità dell’argomento), possano esserci altri consiglieri comunali ad approvare la sfiducia.

    Potrebbe pure accadere che qualcuno dei firmatari si penta di aver apposto la firma e voti contro la mozione.

    Tutti a casa con l’approvazione

    Ma cosa succederebbe se la sfiducia venisse approvata?

    Si andrebbe tutti a casa: sindaco, assessori e consiglieri comunali. E verrebbe nominato un commissario straordinario che riassumerebbe in sé le funzioni di sindaco, giunta e consiglio comunale.

    Non si andrebbe però al voto subito, dal momento che i comizi sono già stati convocati per le elezioni comunali del 24 e 25 maggio.

    Un anno di commissariamento

    Ma non si andrebbe al voto nemmeno in autunno o nell’inverno, poiché l’articolo 169  della legge regionale 15 marzo 1963 n. 16, nel testo odiernamente vigente, prescrive che le votazioni per eleggere il sindaco e rinnovare il consiglio comunale si svolgono “tra il 15 aprile ed il 30 giugno”.

    In pratica, si andrebbe al voto per eleggere il nuovo sindaco e rinnovare il consiglio comunale alla scadenza naturale (primavera 2027).

    Solo che vi si andrebbe, non col sindaco Vincenzo Corbo alla guida dell’amministrazione, ma con un commissario straordinario che sarebbe forestiero, resterebbe in sella per un anno ed assicurerebbe la presenza al Comune probabilmente uno o due giorni la settimana.

     

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