L’acqua quando arriva arriva, come il Natale, così il territorio resta imprigionato all’inesorabile destino di un pessimo servizio.

Pochi minuti fa Girgenti Acque S.p.A. ha informato che “a seguito di un guasto riscontrato sulla condotta di adduzione dal partitore di Aragona al serbatoio “Cartesio”, del Comune di Favara, è stata interrotta la fornitura idrica. I necessari lavori di manutenzione sono stati ultimati nella serata di ieri, ma, nella giornata odierna, non essendo stato accumulato un volume d’acqua sufficiente, la distribuzione idrica prevista non verrà effettuata”. Di questa sorta di bollettino di guerra ne arrivano nelle redazioni dei giornali quasi tutti i giorni e si va avanti in questo modo da anni.

Da circa quarant’anni si parla dei problemi idrici dell’agrigentino, dal 1999 ad oggi, specie nei periodi di grave emergenza a causa della siccità, sono stati bruciati miliardi di lire e milioni di euro, senza mai risolvere realmente la problematica. Non pochi truffatori con una poltrona in politica si sono arricchiti a danno di una popolazione umiliata che paga un servizio idrico integrato inadeguato, da terzo mondo. Depuratori non funzionanti e sequestrati dalla Magistratura, rete fognaria che scoppia e inquina l’ambiente e la fornitura idrica che si effettua senza una reale programmazione.

E in tutto questo immane bordello hanno pure il coraggio di addossare alcune colpe all’utenza. Le vasche di accumulo dei privati sono vietate, sarebbe bello sapere come faremmo senza i serbatoi con la turnazione che al momento a Favara supera i dieci giorni di attesa, sono vietati altresì i motorini per sollevare l’acqua dentro i recipienti, allo stesso modo sarebbe bello sapere diversamente come può fare il povero utente ad approvvigionare il prezioso liquido in considerazione della bassa pressione della rete idrica.

Mortificante, ciò che accade non può definirsi diversamente. Badate bene, all’orizzonte non si vede nessuna possibilità di migliorare il servizio. Al momento l’Ati idrico discute del dopo Girgenti acque e ragiona sulla scelta della forma giuridica della nuova società che deve gestire l’idrico integrato. I sindaci dei Comuni della provincia ragionano sulla scelta tra società consortile o per una società per azioni. In pratica stanno ragionando su come devono vestire il morto, perché il servizio è deceduto a causa dei debiti accumulati, a causa delle reti idriche e fognarie ridotte a veri e propri colabrodo e dei depuratori che in alcuni casi non depurano, inquinano l’ambiente e il nostro mare, distruggendo l’economia di un territorio a vocazione turistica, oltre la salute pubblica.

Una vergogna, non uso mai questo termine che ho in odio, ma è arrivato il momento di utilizzarlo. E’ una vergogna non avere la ben che minima speranza di avere un servizio h24, lo è l’accontentarsi di ricevere la fornitura ogni quattro giorni. Lo è ancora il rassegnarsi ad acquistare l’acqua imbottigliata e riempire il mondo di plastica quando la nostra acqua viene prelevata da fonti che ne assicurano la potabilità e la purezza.

La democrazia ha le sue regole, siamo noi a decidere chi deve amministrare la cosa pubblica, ovviamente, dal Dopoguerra ad oggi abbiamo fatto, nella stragrande maggioranza di casi, un pessimo utilizzo del voto.