Domenica prossima, padre Uriel Ortiz saluterà i fedeli e l’indomani lascerà Favara per raggiungere l’Inghilterra dove trascorrerà il suo anno sabbatico.

Questa mattina sono andato a trovarlo, lui quasi si è abituato ai miei blitz, alle mie visite rapide e improvvise. All’inizio, a dire il vero, lo vedevo un po’ perplesso poi piano, piano, con il trascorrere del tempo ha iniziato a “sopportarmi”.

Parte ma ci lascia il grande lavoro svolto in Parrocchia, si porta, mi dice, il ricordo del notevole sostegno e collaborazione ricevuta dai fedeli, senza i quali non sarebbe stato possibile realizzare, innanzitutto, l’oratorio, che è stato il suo principale obiettivo, al quale sono seguiti gli altri, ultima in ordine di tempo la Cappella dell’Adorazione. Uriel è un prete, prete. Un sacerdote di poche parole e molti fatti, piuttosto timido e introverso, di contro, significativamente espansivo e generoso negli esempi di vita.

Adesso, comunque, rischio di fargli un torno se continuo a tessere le sue lodi, non lo apprezzerebbe, meglio desistere anche perché non serve, ognuno lo avverte come un caro familiare pronto a sostenerti.

E domenica prossima l’affetto dei parrocchiani al parroco prenderà visibilità nella presenza e nella partecipazione, che già si prevede notevole alla Santa Messa, occasione del saluto a Padre Uriel e di benvenuto al nuovo parroco, padre John Ukwenya.

Sarà poi la Divina Provvidenza a fare tornare di tanto in tanto il nostro padre Uriel, ne sono sicuro.