domenica, 8 Febbraio 2026
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    Uso irriguo dighe di Naro, il consigliere Lillo Licata: “così non va”

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    La penuria di acqua nelle dighe

    La grave situazione (creatasi a seguito dello stop all’irrigazione delle colture ortive, nella fascia territoriale Favara-Villaggio Mosè-Palma di Montechiaro, con l’acqua della diga Furore) rischia di sprofondare negli abissi di una crisi allargata all’intero territorio della provincia centro-meridionale.

    In mancanza di piogge, infatti, andrebbe a fermarsi anche l’irrigazione dei vigneti -con l’acqua della diga San Giovanni -nell’hinterland che comprende i vigneti di Naro-Canicattì e centri viciniori.

    La rabbia del consigliere Lillo Licata

    Per questo, il consigliere comunale di Naro, Lillo Licata, insorge e ricorda come nell’agosto dell’anno scorso -quale assessore comunale all’agricoltura dell’epoca- abbia scritto alle competenti autorità affinché adottassero le misure necessarie.

    Misure che avrebbero potuto evitare che, quest’anno, le dighe Furore e San Giovanni restassero senza acqua. La mancanza d’acqua, infatti, impedisce l’irrigazione dei terreni dei produttori agricoli nel comprensorio territoriale che fruisce del servizio irriguo con l’acqua degli invasi a cura del consorzio di bonifica.

    ‘Non si gioca sulla pelle degli agricoltori’

    Non si gioca sulla pelle degli agricoltori” -dice adesso il consigliere comunale.

    Sin dall’anno scorso di questi tempi, le competenti autorità regionali erano a perfetta conoscenza della grave situazione idrica dei due invasi: diga San Giovanni e Diga Furore(ai minimi storici di capienza) e avrebbero potuto adottare delle strategie onde evitare il collasso economico di un intero comprensorio”- aggiunge.

    “E’ grave che, a distanza di un anno, la problematica si ripeta senza che sia stata trovata una benché minima soluzione. Invasi da completare, reti di canalizzazione fatiscenti e colabrodo, nessuna programmazione seria, riforma dei consorzi irrigui in alto mare e agricoltori lasciati soli e allo sbando” -continua il consigliere Lillo Licata.

    Eppure basterebbero pochi accorgimenti; invece di buttare l’acqua della diga Furore a mare (come è accaduto lo scorso inverno), si doveva semplicemente procedere al collaudo, ad evitare lo spreco, a togliere i fanghi dall’invaso (almeno quattro metri), a recuperare almeno due milioni di metri cubi d’acqua e metterli a disposizione degli agricoltori, sia per le colture permanenti che stagionali” -continua ancora.

    Il progetto della condotta d’adduzione alla San Giovanni

    Poi, la chiosa in merito ad un recente maldestro tentativo del recente passato: ”ma, con una situazione del genere, come si poteva pensare di potere realizzare una nuova condotta di adduzione idrica dalla diga San Giovanni fino alla lontana Licata?

    Avevamo visto giusto ad osteggiare quel  progetto che altro non poteva fare che aggravare una situazione già drammatica” -riflette Lillo Licata.

    Il quale conclude: “Così non va, non si può continuare a giocare con la pelle degli agricoltori”.

     

     

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