giovedì, 23 Aprile 2026
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    Confcommercio: baratro per le colture ortive di Favara-Mosè-Palma Montechiaro

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    Lo stop all’irrogazione con le acque della diga Furore ha portato sull’orlo del baratro il territorio di Favara-Villaggio Mosè-Palma Montechiaro.

    Un territorio vocato e dedito alle colture ortive.

    Economia in pericolo nella fascia territoriale

    Il grido di allarme è di Confcommercio Agrigento e segue a quello lanciato dal nostro quotidiano online con l’articolo di martedì scorso (clicca qui per leggerlo).

    Né può essere considerata una soluzione quella disposta in via eccezionale dall’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia con riferimento al prelievo idrico dagli invasi mediante piattaforme galleggianti (clicca qui per leggere il relativo articolo). Infatti, l’eventuale siffatto attingimento dalla diga Furore non sarebbe bastevole manco ad assicurare un paio d’ore di irrigazione.

    La situazione è dunque grave: la sospensione sine die dell’erogazione d’acqua dalla diga Furore per l’irrigazione delle colture ortive nei territori di Favara, Villaggio Mosè e Palma di Montechiaro costituisce un pericolo concreto e attuale per l’economia in genere (e per quella agricola e sociale in ispecie) dell’intera area.

    Se non dovesse piovere al più presto e piuttosto abbondantemente, potrebbe verificarsi un disastro di proporzioni immani, con drammatici riverberi sulle aziende agricole, sull’indotto commerciale e su numerose famiglie che vivono di questo comparto produttivo.

    Il grido di dolore di Confcommercio

    Le produzioni ortive di eccellenza – tra cui meloni, melanzane, peperoni e zucchine – sono oggi messe in ginocchio dalla totale assenza di acqua” -scrive in una nota Confcommercio Agrigento.

    Particolarmente grave la situazione per il melone retato, prodotto simbolo del territorio, la cui coltivazione necessita di abbondanti risorse idriche per garantire qualità e quantità. La sospensione senza soluzioni alternative rischia di compromettere irrimediabilmente l’intera filiera, dalla produzione alla distribuzione e commercializzazione”- continua Confcommercio nella nota.

    Ed il presidente di Confcommercio Agrigento, Giuseppe Caruana, stigmatizza: “Questa non è soltanto una crisi agricola, ma un’emergenza che minaccia la stabilità sociale ed economica di un territorio già fragile. Senza un intervento immediato rischiamo un collasso che travolgerà non solo le imprese agricole, ma anche tutto l’indotto commerciale che da esse dipende. Servono risposte concrete e tempestive dalle istituzioni regionali: non possiamo permettere che un’intera comunità venga condannata all’abbandono e al declino”.

    L’intervento pubblico

    Ma quali risposte possono dare i titolari dei pubblici interventi?

    Occorrono “misure straordinarie in grado di garantire una fornitura idrica minima necessaria a salvaguardare le coltivazioni, sostenere le imprese agricole e difendere i posti di lavoro di un’intera filiale”- dice ancora la nota di Confcommercio.

    Certo, la situazione sarebbe risolta se arrivassero per tempo le invocate piogge, ma -in mancanza- anche le misure straordinarie non sono di agevole adozione, dal momento che manca un collegamento tra tutti gli invasi del territorio regionale (c’è solo un collegamento tra la diga Furore e la San Giovanni, ma anche in quest’ultima diga l’acqua s’appresta a finire) e non sono mai stati realizzati interventi tali da poter reagire adeguatamente in situazioni simili a quella in cui purtroppo si è piombati.

     

     

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