Il pensiero di Schifani
“Ho adottato una scelta di fondo e nulla è cambiato rispetto a due mesi fa: non ho estromesso due assessori ma un partito. Stimo quel partito, ma secondo le indagini la Dc ha dimostrato di avere modelli gestione non consoni a come io intendo la trasparenza e l’uso delle istituzioni”.
Con questa dichiarazione, Renato Schifani conclama di non volerne sapere più della Dc nel governo.
Deve quindi sostituire i due assessori regionali Dc revocati. Lo dice egli stesso: “Devo riempire due caselle nel mio governo, perché non mi possono consentire di avere ancora gli interim, c’è quasi una situazione di immobilismo nei due assessorati. Quindi è un atto dovuto”.
Un atto dovuto. Quindi, da concretizzare subito. Magari prima che gli altri possano avere il tempo di averne consapevolezza e chiederne l’occupazione e/o mettere veti.
Il deputato in più di Lombardo
Ma c’è una novità: la Corte di Cassazione ha tolto un deputato alla Dc di Cuffaro e lo ha assegnato a Grande Sicilia di Lombardo. Nel senso che ha sentenziato sull’ingresso in Ars del deputato Santo Primavera (il quale aderirà a Grande Sicilia) in luogo di Salvo Giuffrida (il quale aveva aderito alla DC) e quindi ha determinato il cambiamento della composizione dell’organo assembleare.
Adesso, la DC scende da 7 a 6 deputati regionali, mentre Grande Sicilia sale da 5 a 6 (i deputati iscritti al gruppo “Popolari e Autonomisti” + Gianfranco Miccichè iscritto al gruppo misto). Ne segue che il secondo assessorato (il primo è quello di Francesco Colianni) per il movimento di Lombardo è pressoché d’obbligo.
Quindi uno dei due assessorati liberi potrebbe andare a Grande Sicilia, mentre l’altro potrebbe prenderselo Forza Italia, dal momento che anche questo partito ha un numero di deputati superiore a quello iniziale, in base al quale erano stati attribuiti tre assessorati (Edy Tamajo + due tecnici). In pratica, Forza Italia ha due deputati in più: Alessandro De Leo, eletto nella lista di Sud chiama Nord, e Marco Intravaia, eletto nella lista di Fratelli d’Italia.
Il processo all’assessora del turismo
Potrebbe essere tutto qui il rimpasto. A meno che non si dimetta l’assessora Elvira Amata di FdI, in caso di eventuale rinvio a processo, nell’udienza del 13 gennaio 2026, per l’ipotesi di reato di corruzione.
Le sue dimissioni -si dice- aprirebbero le porte a Ella Bucalo che lascerebbe il Senato per fare l’assessora al turismo, in quota FdI. Ma le dimissioni di senatrice di quest’ultima farebbero subentrare al senato Francesco Scarpinato. Il quale dovrebbe quindi lasciare il suo posto nel governo regionale, aprendo una possibile guerra intestina fra la parte del partito vicina alla deputata Carolina Varchi, quella vicina all’europarlamentare Giuseppe Milazzo e quella vicina al senatore Salvo Pogliese.
Una situazione complicata che resterebbe semplice e facile là dove nulla cambi.
Gli assessori tecnici
Meno probabile appare la sostituzione immediata dei due assessori tecnici in quota Forza Italia, cioè Daniela Faraoni e Alessandro Dagnino. Se ne potrebbe parlare ad aprile, dopo il congresso regionale del partito che -quasi sicuramente e al contrario delle apparenze- uscirà con una soluzione unitaria per la segreteria regionale.
D’altronde, il presidente Schifani forse non si priverebbe contestualmente e subito sia del dirigente generale per la pianificazione strategica dell’assessorato alla salute, Salvatore Iacolino, destinato quale manager del Policlinico di Messina, sia dell’assessora alla salute, Daniela Faraoni.
E la stessa cosa dicasi per Alessandro Dagnino che è tecnico di fiducia del presidente nel ramo dell’amministrazione regionale -quello finanziario- di cui il presidente medesimo si attribuisce meriti storici, quale l’azzeramento del disavanzo e, addirittura, la sussistenza di un surplus per maggiori investimenti pubblici.
Nel caso la decisione sulla sostituzione dei due assessori tecnici dovesse slittare a fine aprile, non è detto che entrambi debbano saltare. D’altronde, mai la politica siciliana è stata così liquida come lo è adesso.
Fluidità della politica regionale
Precarietà, incertezza e fluidità caratterizzano i rapporti tra i partiti dell’ars. Rapporti ormai instabili, mutevoli e talvolta privi di punti di riferimento fissi (in FI il presidente Schifani è considerato a fine carriera; in Grande Sicilia il leader Lombardo ha la stessa età di Schifani; in FdI manca un vero leader regionale; nella Lega Sammartino ha vissuto pesanti vicende giudiziarie di cui qualcuna ancora in corso; nella DC non c’è più Cuffaro…)
La politica siciliana non è più solida, come nel passato; non è più stabile né prevedibile. Tutto varia e nessuna analisi politica è così irresistibile da poter essere presa per buona.
Nessuna analisi politica riesce a interpretare con esattezza e preventiva tempestività la realtà nei rapporti tra i partiti siciliani e nei rapporti all’interno di ciascun partito.
Appuntamenti politici di gennaio
Per esempio, il 17 gennaio 2026 a Palermo ci sarà lo stato maggiore dell’UDC: dal coordinatore regionale Decio Terrana al segretario nazionale Antonio De Poli e al presidente nazionale Lorenzo Cesa: si potrebbe decidere l’eventuale approdo di tutti o di parte dei deputati della Dc in questo partito? E ciò cambierebbe qualcosa nelle prospettive del rimpasto di governo regionale?
L’UDC è un partito diverso della DC e, in teoria, potrebbe richiedere per sé i due assessori, magari con nomi diversi da quelli che sono stati in carica. Ma non sono più tempi per questa tipologia di giochini…
Se ne potrebbero fare altri, magari più ragionati e motivati?
Ecco: il 3 gennaio a Catania e il 18 gennaio a Caltagirone, Cateno De Luca scioglierà Sud chiama Nord e lancerà la proposta di un inter-gruppo all’ars, ispirato all’appello ai liberi e forti di don Sturzo (e quindi di richiamo, per così dire, identitario per la DC) e con “la Sicilia al di sopra dei partiti”, nella prospettiva di ridefinire gli equilibri politici regionali sotto l’egida della trasversalità.
Ciò potrà voler dire concretamente qualcosa, in specie per i deputati DC?
L’unica certezza
L’unica certezza, oggi, sembra essere quella secondo cui le vicende giudiziarie influiscono sulla situazione politica e partitica molto ma molto di più che l’iniziativa dell’UDC del 17 gennaio o quella di De Luca che scioglie Sud chiama Nord e lancia l’appello per la costituzione di un inter-gruppo trasversale all’ars.
La dimostrazione lampante del peso delle vicende giudiziarie è il caso Cuffaro: quello di ieri e quello di oggi.
Altre dimostrazioni sono quelle dell’attesa degli sviluppi di indagini in corso o di giudizi in itinere. Si vedano le vicende che riguardano l’assessora Amata o il presidente ars Galvagno o il vicepresidente della regione Sammartino. O magari -ma speriamo fermamente di no- si vedranno possibili nuove indagini o nuove vicende giudiziarie che potrebbero modificare ulteriormente il corso della politica siciliana.











