mercoledì, 14 Gennaio 2026
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    Vince Salvini o Schifani? A settembre il TAR decide sulla nomina di Annalisa Tardino

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    La sospensiva della nomina di Annalisa Tardino verrà trattata in udienza collegiale dal TAR-Sicilia di Palermo il 9 settembre prossimo venturo.

    Il TAR potrebbe sospendere la nomina, ma potrebbe anche rigettare l’istanza cautelare e decidere successivamente nel merito.

    Ma andiamo con ordine.

    La nomina a commissario dell’autorità  portuale

    Annalisa Tardino, avvocato ed ex europarlamentare, è stata nominata commissario straordinario dell’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia Occidentale, che gestisce i porti di Palermo, Termini Imerese, Trapani, Porto Empedocle, Licata e Gela.

    La nomina è stata fatta direttamente dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, in data 18 agosto, con la motivazione di dover “garantire la piena operatività e lo sviluppo dell’Autorità, in continuità con le politiche nazionali di rilancio del sistema portuale e logistico”.

    “Il Ministero si è premurato di precisare ufficialmente: “La nomina è stata formalmente comunicata alla Regione Siciliana nella stessa data del provvedimento”,  aggiungendo che “il MIT ribadisce il proprio impegno a sostenere la crescita dei principali scali della Sicilia occidentale e conferma la centralità del porto di Palermo nel sistema infrastrutturale e marittimo nazionale”.

    La precedente indicazione a presidente dell’autorità portuale

    Ma, apriti cielo, il presidente della regione Sicilia, Renato Schifani, non ha voluto sentire ragioni: la nomina di un commissario straordinario all’autorithy portuale doveva essere concertata con lui!

    Tra l’altro, c’era il precedente: il ministro Salvini aveva indicato la Tardino come presidente dell’autorithy, ma il presidente Schifani –anziché nominare Annalisa Tardino– aveva preferito prorogare il presidente in carica Pasqualino Monti per ulteriori 45 giorni, ovvero sino al 27 agosto.

    Girava voce -a quei tempi, ma anche a questi tempi-  che il presidente della regione siciliana volesse nominare presidente Luca Lupi, attuale direttore generale dell’autorità portuale, ritenendo che l’ex europarlamentare non avesse la necessaria esperienza e/o la specifica qualificazione per assolvere al ruolo per il quale l’aveva indicata il ministro delle infrastrutture e trasporti.

    Ma Salvini ha giocato la carta del commissariamento straordinario, insediando la stessa Tardino.

    Tutto risolto?  Macchè……

    L’impugnativa al TAR del presidente della regione

    Il presidente della regione ha impugnato la nomina a commissario straordinario firmata dal ministro innanzi al TAR-Sicilia di Palermo (qualcuno aveva avanzato l’ipotesi che il TAR-Sicilia non abbia competenza, ma sia competente il TAR del Lazio, poiché il decreto di nomina è stato emanato da un ministro del governo nazionale), chiedendone l’annullamento, previa sospensione cautelare.

    I motivi del ricorso del presidente Schifani sarebbero principalmente due: quello della mancata concertazione Ministero-Regione e quella della carenza dei requisiti della qualificazione professionale necessaria per assolvere al ruolo.

    Schifani -molto opportunamente- ha evitato di portare in giunta di governo la questione del ricorso, in modo da non mettere in imbarazzo gli assessori Mimmo Turano e Salvatore Barbagallo, della Lega, che fa capo a Salvini e a cui appartiene la stessa Tardino.

    Le more dell’epilogo

    Giorno 9 settembre sapremo se il giudice amministrativo sospenderà la nomina.

    Per farlo dovrà convincersi che sussita il fumus boni iuris, ovvero l’evidente parvenza che il ricorso sia  giuridicamente fondato.

    Difatti: o il giudice individua questa parvenza di fondata ragionevolezza oppure l’istanza cautelare sarà rigettata e si andrà al giudizio di merito nei mesi a venire. Perché -nel caso di specie- non può essere mai individuato il periculum in mora (l’altro requisito fondamentale che potrebbe motivare la sospensione cautelare): non c’è difatti alcun pericolo di ritardo sul piano del danno patrimoniale né su quello funzionale.

    Quindi, o il fumus boni iuris o niente da fare.

    A questo punto sovviene il dubbio: ma a Schifani conveniva imbarcarsi in questa situazione? Se il TAR non concede la sospensiva, potrà sempre difendersi, dicendo di aspettare il merito del giudizio. E se anche nel merito gli andasse male?

    Ma il presidente  Schifani è fatto così… E sa comunque che, se vincesse, sarebbe quasi re.

     

     

     

     

     

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